Gaaloul condannato. La famiglia di Alice Neri: “Si appelleranno, ma noi andremo avanti”
In data 23 luglio la Corte d’Assise di Modena ha emesso un verdetto di colpevolezza per Mohamed Gaaloul, unico imputato per il femminicidio di Alice Neri, la giovane madre trovata accoltellata e carbonizzata in un’automobile a Fossa di Concordia, nel novembre del 2022. L’imputato è stato condannato a 30 anni di carcere, come da richiesta della pubblica accusa. Inoltre è stato condannato a pagare le spese processuali e a risarcire le parti civili: disposti un milione di euro di risarcimento per la figlia piccola di Alice, 600mila euro per Patrizia Montorsi, madre di Alice, e 200mila euro per Matteo Marzoli, fratello della vittima.
Si conclude così il primo grado di un processo che ha suscitato profondo interesse non solo nel modenese, ma in tutta Italia. Roberto Ghini, avvocato di Gaaloul, ha già dichiarato che ricorrerà in appello, convinto della propria tesi. “Se ci sono sentenze che sovente vengono ribaltate sono proprio quelle delle Corti d’Assise – ha affermato Roberto Ghini – Dal punto di vista razionale questa sentenza non può stare in piedi. Avevo invitato la corte a essere coraggiosa, laica, lucida e razionale. Non la è stata. Sono fiero del lavoro che ho svolto con il mio studio e confido serenamente nell’appello”. Dal canto suo Mohamed Gaaloul si è dimostrato molto sicuro di sé durante il suo ingresso in tribunale. Una sicurezza che ha mantenuto anche dopo la lettura della sentenza, a seguito della quale ha continuato a professare la propria innocenza.
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“Siamo estremamente soddisfatti da un punto di vista professionale e tecnico – ha detto Cosimo Zaccaria, legale di Patrizia Montorsi – Siamo riusciti a dimostrare la responsabilità dell’imputato e a proteggere anche l’onorabilità di Alice Neri, che in più passaggi in questo processo è stata calpestata. Non possiamo certo parlare di soddisfazione da un punto di vista umano, perché Alice non c’è più”. Di parere simile l’avvocato di Matteo Marzoli, Marco Pellegrini: “Abbiamo cercato di proteggere la famiglia e soprattutto la memoria di Alice, che era una ragazza eccezionale e noi l’abbiamo potuto percepire conoscendo la sua famiglia e le persone che le erano amiche. Devo dire che ha lasciato tracce di sé anche in noi legali, che abbiamo imparato a conoscerla in questo processo”.
Struggenti e cariche di buon senso le parole dei famigliari all’uscita dal tribunale: “Volevamo questa sentenza non per noi, ma solo per le persone che potevano essere a rischio – ha commentato il fratello di Alice, Matteo Marzoli – Giustizia per me sarebbe avere ancora mia sorella con me. Questa sentenza per me è semplice applicazione della legge e così dovrebbe essere, sempre. Per quanto mi riguarda la difesa potrà appellarsi tutte le volte che vuole, il risultato non cambierà, noi andremo avanti come abbiamo sempre fatto”. “Penso che giustizia sia stata fatta – ha aggiunto la madre, Patrizia Montorsi – Anche se io non ho vinto nulla, anzi, sono l’unica che esce perdente da questa storia”.
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