Dalla Bassa all’Himalaya: Prima Gioco porta il valore del basket nella valle dello Zanskar
ASD Prima Gioco, fondata nel 2011 da Alberto Ganzerli (presidente dell’associazione) e Giulietta Baraldi (vicepresidente) a cui si è aggiunto dopo breve tempo Alessandro Bergamini, sviluppa nei comuni della Bassa modenese attività di minibasket (450 bimbi tesserati) e in collaborazione con la neuropsichiatria infantile di Mirandola attività di Basket Inclusivo, un tipo particolare di pallacanestro dove ragazzi/e con disabilità giocano insieme a ragazzi/e senza disabilità (in totale 8 squadre con 60 ragazzi con disabilità coinvolti).
Nel giugno 2025, ASD Prima Gioco, con un gruppo di 8 persone fra soci dell’associazione e volontari, ha portato il suo metodo e i suoi valori nella valle dello Zanskar, una delle regioni più isolate dell’Himalaya indiano. Qui, a oltre 3.700 metri di altitudine, i villaggi sono raggiungibili solo in estate, l’inverno dura otto mesi, le scuole hanno risorse limitate e l’infanzia si vive tra lavori domestici, rituali religiosi e lunghi silenzi. Il gioco, nella sua forma più libera e spontanea, è spesso assente.
«È proprio qui che abbiamo voluto intervenire – racconta Alberto Ganzerli, presidente di Prima Gioco –. Perché il gioco non è un passatempo: è un diritto e un mezzo educativo potentissimo. A differenza dello sport, che presuppone regole codificate, competizione e spesso selezione, il gioco è accessibile, libero, inclusivo. Serve a crescere, a relazionarsi, a conoscersi. È ciò che precede ogni altra forma di apprendimento».
L’iniziativa è stata possibile grazie ad Alessandro Bergamini, istruttore minibasket e fotografo, che da anni frequenta e conosce il territorio dello Zanskar. «È una terra che mi è entrata dentro – spiega – e mi sembrava naturale far nascere proprio qui il primo progetto internazionale dell’associazione. Una valle autentica, poco toccata dal turismo, ma con grande umanità e disponibilità».
Nel piccolo villaggio di Karsha, Prima Gioco ha sistemato un campetto da basket, installato nuovi canestri, portato palloni, magliette e materiale sportivo, e svolto lezioni di minibasket inclusive, coinvolgendo bambini e bambine di due scuole e anche giovani monaci tibetani del vicino monastero. Il progetto è stato interamente autofinanziato e rappresenta una prima esperienza di apertura internazionale, in continuità con l’attività portata avanti ogni giorno nel territorio modenese. Non ci sono medaglie, né podi da conquistare. Ma forse, tra quei bambini del Karsha, un giorno nascerà qualcuno che si ricorderà di quel giorno in cui, da molto lontano, qualcuno venne a insegnargli che giocare — davvero — significa sentirsi vivi.
- Gruppo Prima Gioco
- Canestro montato dal gruppo di Prima Gioco
- Il presidente di Prima Gioco, Alberto Ganzerli
- Il canestro al momento dell’arrivo di Prima Gioco
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