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06 Maggio 2026
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Sanità penitenziaria, in Emilia-Romagna il 39,4% dei detenuti ha una diagnosi cronica

Malattie croniche, disturbi psichici e comportamentali, rischio sovrappeso e obesità. Sono le principali patologie dei detenuti nelle carceri dell’Emilia-Romagna. Lo dicono i dati presentati in Regione a Bologna, in Terza Torre, durante il convegno “Cure senza confini. Sfide e innovazioni in Sanità Penitenziaria”, un’occasione per i professionisti del settore di condividere esperienze, modelli e risultati, e di lanciare una sfida verso proposte innovative che possano migliorare la qualità della vita delle persone detenute. Un quadro clinico che deve fare i conti anche con un crescente sovraffollamento, 128 detenuti ogni 100 posti disponibili. Bologna (164%), Ferrara (161%), Ravenna (159%) e Modena (153%) gli istituti penitenziari con i tassi di sovraffollamento più elevati. Tra i dati più rilevanti presentati questa mattina, quello relativo ai disturbi psichici e comportamentali: nelle carceri emiliano-romagnole ne soffre il 28,6% dei detenuti. A preoccupare anche il rischio sovrappeso e obesità: 48,3%, di cui 32,5% in sovrappeso e 15,8% obeso, contro il 43% in Italia. Inoltre, il 39,4% del totale dei detenuti in Emilia-Romagna presenta almeno una patologia cronica delle quattro individuate dall’Oms (malattie cardiovascolari, diabete mellito, malattie neoplastiche e respiratorie croniche).

“Quest’anno - sottolineano gli assessori alle Politiche per la salute, Massimo Fabi, e al Welfare, Isabella Conti, intervenuti all’inizio dell’evento - la Regione Emilia-Romagna ha stanziato complessivamente oltre 18 milioni di euro per l'assistenza sanitaria in carcere: 10,8 milioni provenienti dal Fondo sanitario nazionale e 7,2 milioni di euro da quello regionale. Con un problema, non piccolo: le risorse nazionali destinate alla sanità penitenziaria sono immutate dal 2008, anno di trasferimento delle competenze, nonostante il rilevante aumento della popolazione detenute nelle carceri italiane e dell’Emilia-Romagna”.

“C’è bisogno di garantire la salute e il benessere, e quindi la dignità stessa, delle persone detenute, che scontano condizioni di sovraffollamento non degne di una società civile - proseguono gli assessori -. Occorre però superare la visione riduttiva della sanità come mera risposta al bisogno biologico del detenuto, dell’urgenza dell’intervento: c’è bisogno di strutturare un sistema che porti alla garanzia della salute, secondo una prospettiva più ampia e di lungo respiro. É necessario, insomma, un nuovo modello culturale e organizzativo. L’innovazione in sanità penitenziaria rappresenta una sfida complessa e multilivello che richiede un approccio sistemico e interistituzionale”.

Tanti gli interventi già in essere per migliorare le condizioni di vita dei detenuti: sul fronte sanità, quelli destinati a prevenzione, assistenza e cura della popolazione carceraria; per il welfare, tutte le azioni per favorire il reinserimento nella società; le attività culturali, a partire dai laboratori teatrali. E ancora: il lavoro, con tanti interventi formativi per l’inclusione socio-lavorativa degli adulti e le attività di orientamento, l’accompagnamento individuale e la formazione per i minori, fino all’istruzione, con i percorsi di alfabetizzazione ai diplomi tecnici, professionali o artistici a cura dell’Ufficio scolastico regionale per l'Emilia-Romagna.

La situazione delle carceri in Emilia-Romagna

Secondo i dati del ministero della Giustizia, al 31/12/2024 negli Istituto Penitenziari dell’Emilia- Romagna erano presenti 3.820 detenuti. Il dato, superiore alla capienza regolamentare di 2.988 posti, si traduce in un tasso di sovraffollamento del 128% (128 detenuti ogni 100 posti disponibili). Gli istituti di Bologna (164%), Ferrara (161%), Ravenna (159%) e Modena (153%) presentano i tassi di sovraffollamento più elevati, seguiti da quasi tutti gli altri istituti. Il tasso di sovraffollamento è cresciuto già dal 2022, sia a livello nazionale che regionale, con valori lievemente maggiori per la regione Emilia-Romagna rispetto alla media italiana. Gli Istituti penitenziari regionali sono caratterizzato da un rilevante turnover per effetto delle entrate e uscite dalla detenzione e per esigenze di tipo processuale oppure connesse con i bisogni di cura. Nello specifico, tra gli Istituti con maggiore turnover si distinguono quelli di Rimini e Ravenna, entrambi con più di 70 detenuti nuovi ogni 100 transitati nell’anno, mentre tra gli Istituti con un turnover ridotto vanno annoverati quelli di Parma e Castelfranco, con rispettivamente 30 e 42 nuovi detenuti ogni 100 transitati. I detenuti di nazionalità non italiana costituiscono circa la metà della popolazione con il 50,6%. La quota di stranieri è più alta negli Istituti di Piacenza (67%) e Modena (60,3%), mentre le percentuali più basse risultano quelle di Castelfranco (34%), Ferrara (42,3%) e Parma (44,4%). Questo è un fattore che incide nell’assistenza sanitaria, dall’interpretazione della malattia alle difficoltà di comunicazione a causa delle differenze linguistiche.

La salute dei detenuti in Emilia-Romagna

Nelle carceri emiliano-romagnole si registra una percentuale più alta del dato nazionale della popolazione libera rispetto al rischio di sovrappeso e obesità: 48,3% (di cui 32,5% in sovrappeso e 15,8% obeso) contro il 43% in Italia. Quanto alle patologie croniche (malattie cardiovascolari, diabete mellito, malattie neoplastiche e respiratorie croniche in base alla classificazione dell’Oms), il 39,4% del totale dei detenuti in Emilia-Romagna ne presenta almeno una. Un dato ancora più rilevante se si considera che per la maggior parte dei detenuti si tratta di giovani o giovani adulti. Sono i disturbi psichici e comportamentali quelli con la percentuale più alta: 28,6% della popolazione carceraria e il 57,6% tra coloro che hanno almeno una patologica cronica. Fra le restanti patologie, quelle che maggiormente colpiscono i detenuti sono raggruppabili nelle malattie dell’apparato cardiocircolatorio, diabete e malattie dell’apparato respiratorio. A Castelfranco si registra la percentuale più alta di detenuti con almeno una patologia cronica (27,7% su 159 detenuti), seguita da Parma (26,4% su 1.588) e Reggio Emilia (22% su 719). La dipendenza da sostanze rappresenta uno dei problemi di salute più rilevanti e presenti tra la
popolazione detenuta. Nelle carceri dell’Emilia-Romagna sono presenti i Servizi per le dipendenze per il trattamento. Il 19,9 % dei detenuti presenti nel 2024 nelle carceri della regione ha presentato un problema di abuso-dipendenza con le sostanze psicotrope. Suicidi e lesioni sono una manifestazione del disagio vissuto in carcere. Nel 2024 i casi di tentato suicidio registrati (Fonte SISP) sono stati 51. Il numero più alto si è registrato a Modena (20), Bologna
(11) e Ferrara (7). Nove, invece, i suicidi, tre dei quali nell’Istituto di Parma. Il numero assoluto di suicidi a livello nazionale ha riscontrato un picco notevole nell’ultimo anno, dopo un calo drastico nel 2023, arrivando a registrare 83 casi nel 2024. Il numero di casi di suicidio nelle carceri emiliano-romagnole nell’ultimo triennio si è sempre mantenuto costante, intorno ai cinque suicidi per anno, fatta eccezione per il 2022, dato in linea con gli aumenti a livello nazionale. Gli under 30 e le donne sono i detenuti che fanno registrare le frequenze più alte di suicidi. Quanto ai detenuti minorenni, infine, nel 2024 sono state registrate 323 cartelle cliniche nell’Istituto Penale per Minori di Bologna, in via del Pratello, corrispondenti a 280 detenuti. Nella fascia 13-15 anni sono presenti 15 detenuti (5,4% rispetto al totale), 54 di sedici anni (19,3%), 84 diciassettenni (30%), 78 diciottenni (27,9%) e 49 con un’età compresa fra 19 e 25 anni (17,5%). Il genere rispecchia le proporzioni dei detenuti adulti: il 97,9% è di sesso maschile.

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