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07 Maggio 2026
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PageGroup, stipendio flessibilità tecnologia cultura e valori i cinque pilastri del lavoro del futuro

(Adnkronos) - Stipendio, flessibilità, tecnologia, cultura e valori sono i cinque pilastri sui quali si costruisce il lavoro del futuro. Secondo i dati elaborati da Talent Trends, sondaggio condotto da PageGroup a livello mondiale, su un campione di oltre 50.000 professionisti, tutto si gioca nel campo della trasparenza: elemento chiave del successo di una strategia di talent attraction e talent retention.  “Gli ultimi cinque anni - precisa Tomaso Mainini, amministratore delegato di PageGroup Italia e Turchia, azienda leader a livello internazionale nel settore della ricerca e selezione specializzata - hanno completamente cambiato il mercato del lavoro, come non era mai successo prima. Oggi, infatti, non possiamo più limitarci ad osservare e prendere atto dei cambiamenti, ma dobbiamo imparare a ridefinire il nostro concetto di lavoro, ad adattare le nostre aspettative e a familiarizzare con le tecnologie che stanno trasformando radicalmente il futuro del settore hr. Questo cambiamento porta con sé numerose opportunità, ma può creare esitazioni ed incertezze che hanno un impatto notevole anche sui processi di ricerca e selezione. Molti professionisti, infatti, sono sicuramente aperti al cambiamento, mentre altri preferiscono attendere il momento giusto prima di intraprendere una nuova avventura professionale, bloccati dal contesto economico e politico piuttosto incerto. In quest’ottica, dunque, assumere persone di talento sta diventando la vera sfida per tutte le aziende, di ogni dimensione, tipologia e settore”.  Dal caos alla chiarezza: le esigenze dei professionisti si sono stabilizzate e ruotano attorno ad equilibrio tra lavoro e vita privata e benessere. Ovviamente, le priorità cambiano da persona a persona, ma c’è un tema ricorrente nelle risposte degli oltre 50.000 lavoratori che hanno partecipato alla decima edizione di Talent Trends (terza in Italia): la necessità di chiarezza. Sebbene negli ultimi anni i desideri delle persone in ambito lavorativo si siano stabilizzati, molti professionisti hanno diverse incognite sul futuro, legate soprattutto al lavoro ibrido, alla cultura aziendale e alla diffusione dell’Ia. Ed è proprio su questi aspetti che, per i datori di lavoro, entra in gioco l’opportunità di essere competitivi in termini di trasparenza ed ottenere un vantaggio rispetto ad altre aziende. Per farlo, però, dovranno riuscire a dare indicazioni chiare su ciò che sono in grado di offrire, in modo da attrarre talenti in linea ai propri valori. Uno stipendio considerato buono e l’opportunità di avanzamento di carriera sono stati a lungo i desideri principali dei professionisti. Poi, cinque anni fa, tutto è cambiato: la pandemia ha ridisegnato le priorità personali e professionali di molte persone ed ora i lavoratori cercano, più di ogni altra cosa, l’equilibrio tra vita professionale e vita privata, anche a discapito della carriera.  “L’equilibrio tra lavoro e vita privata - aggiunge Tomaso Mainini - oggi non è solo un benefit accessorio, ma qualcosa che tutti si aspettano e sul quale non intendono scendere a compromessi. Le aziende che vogliono avere successo non devono limitarsi soltanto a prendere atto di questo cambiamento, ma devono intervenire attivamente per evitare di perdere talenti, attratti magari da realtà che offrono maggiore flessibilità o più attente al benessere delle persone: il 58% dei professionisti che attualmente lavora con modalità ibride o completamente da remoto ha dichiarato, infatti, che cercherebbe un nuovo lavoro se dovesse arrivare la richiesta di aumentare il numero di ore/giorni in ufficio”.  Anche l’aspetto economico, ovviamente, non è da sottovalutare, sebbene permanga una situazione che potremmo definire di vigile attesa: secondo i dati elaborati da Talent Trends 2025 emerge che il 42% degli intervistati ha chiesto un aumento di stipendio negli ultimi 12 mesi. In Italia, però, la percentuale di professionisti che prova a negoziare un aumento di stipendio ed ha successo resta più bassa che altrove (13%, rispetto a una media globale che si attesta intorno al 21%) insieme anche ad un leggero calo delle persone che cercano attivamente nuove opportunità professionali (-5%). Un invito alla trasparenza: i professionisti vogliono avere tutte le informazioni in modo chiaro, soprattutto quando si parla di stipendio. “Sappiamo bene - precisa Tomaso Mainini - che per gestire qualsiasi trattativa sia indispensabile avere punti di riferimento chiari, a maggior ragione quando parliamo di retribuzione. L’attuazione della Direttiva UE sulla trasparenza retributiva, che prevede che le aziende UE con più di 100 dipendenti segnalino eventuali differenze salariali e prendano provvedimenti per colmarli, potrà certamente ridurre il divario retributivo, ma non possiamo negare che la strada verso la parità sia ancora molto lunga: secondo i nostri dati, infatti, un terzo dei dipendenti ritiene che esista un divario retributivo di genere e questa percezione aumenta ai livelli dirigenziali e tra le donne: il 45% delle lavoratrici, infatti, percepisce una disparità di stipendio legata al genere nella propria azienda, contro il 24% degli uomini”.  Tecnologia e lavoro, una relazione di valore? Per molti professionisti coinvolti nell’indagine, l’ascesa dell’IA generativa (GenAi) è eccitante e spaventosa allo stesso tempo. In pochissimi anni l’Ia generativa è passata da essere un concetto futuristico ad un’applicazione usata da moltissime persone ogni giorno. Che impatto ha l’Ia generativa sul lavoro? Molto alto, secondo i dati di Talent Trends. In media, il 57% degli italiani dichiara che gli strumenti di IA generativa hanno aumentato la propria produttività sul lavoro (la media europea si attesta al 68%), il 59%, inoltre, sostiene che l’IA generativa abbia contribuito a migliorare la qualità del proprio lavoro (63% in Europa) e, infine, il 47% dei lavoratori italiani (58% in Europa) afferma che l’utilizzo della Ia generativa sul lavoro aiuti a concentrarsi su attività più gratificanti e meno routinarie.  Il fattore umano al centro delle relazioni di lavoro per una cultura aziendale basata su fiducia e trasparenza. Un professionista su cinque dichiara di avere poca fiducia nei propri manager e questo dimostra quanto siano cruciali la trasparenza e la comunicazione aperta per creare un clima sereno e basato sulla fiducia reciproca.  “La bassa fiducia nei propri manager - precisa Tomaso Mainini - porta le persone a cercare nuove opportunità professionali. Dal nostro osservatorio emerge che, in questo momento, la credibilità della leadership è sotto esame: quattro dipendenti su dieci, nel nostro paese, credono che i loro manager siano in grado di far coesistere le esigenze aziendali e il benessere delle persone. Perché? Stabilire la fiducia richiede priorità chiare e comunicazione trasparente. Senza un'azione decisa, i dipendenti possono supporre che i loro responsabili non abbiano a cuore i loro interessi e questo può ad un minor impegno e, nei casi più estremi, alle dimissioni”.  Sebbene la fiducia dei dipendenti possa sembrare fragile, ci sono segnali positivi che indicano quanto le aziende si stiano impegnando in questo senso: molti di coloro che hanno risposto all’indagine, infatti, hanno dichiarato che le imprese per le quali lavorano sono abbastanza o molto trasparenti su questioni chiave (obiettivi, comunicazioni o informazioni finanziarie, ad esempio). Il vantaggio dell’autenticità: le aziende che promuovono culture inclusive hanno tassi migliori di attraction e retention. Solo un terzo dei professionisti afferma di poter essere sé stesso al lavoro, mentre meno di un quarto crede che il proprio posto di lavoro sia inclusivo. Appare evidente quindi quanto, su questo punto, ci sia ancora molto da fare.  “L’edizione di quest’anno di Talent Trends - conclude Tomaso Mainini - dimostra quanto la riflessione caratterizzi il mercato del lavoro in questo momento ed è per questo che la chiarezza sui cinque elementi che abbiamo individuato (stipendio, flessibilità, tecnologia, cultura e valori) sia l’elemento che può motivare un lavoratore a rimanere in azienda o a valutare una nuova opportunità professionale. Pensare di poter soddisfare le esigenze individuali di tutti è irrealistico, ma comunicando in modo chiaro visione e valori è possibile trasformare l’ambiguità in chiarezza e costruire le fondamenta per una relazione professionale vantaggiosa per aziende e persone. Ed è su questo che si basa il successo, soprattutto in un momento complicato come quello che stiamo vivendo”.  ---lavoro/datiwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

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