Finale Emilia, marito e figlio la accusano e a processo per maltrattamenti in famiglia ci va una donna
Finale Emilia, marito e figlio la accusano e a processo per maltrattamenti in famiglia ci va una donna. In casi come questi siamo abituati a vedere la donna vittima, ma stavolta è una "lei" che deve rispondere di quanto accadeva in casa tra minacce, vessazioni, insulti. Una situazione durata anni che ha portato all'esasperazione marito e figlio, che hanno presentato denuncia.
A Maggio il gip del Tribunale di Modena ha disposto il rinvio a giudizio per la signora, una casalinga italiana sessantenne, e martedì scorso c'è stata la prima udienza del processo che la vede sul banco degli imputati con l'accusa di maltrattamenti aggravati. Il marito e il figlio si sono costituiti parte civile, lei rischia fino a dieci anni di carcere.
Alla donna vengono contestati diversi episodi che nel corso degli anni hanno reso di fatto non proseguibile la convivenza con il marito (operaio coetaneo, anch'esso italiano) e con la prole. Il matrimonio è durato molti anni, e nel corso del tempo i rapporti si sono deteriorati e le incomprensioni hanno portato a una situazione insostenibile che si concretizzava in pesanti tensioni in casa, con la donna che insultava il marito, e lo umiliava anche davanti ad altre persone.
Lo minacciava che lo avrebbe fato finire in galera, e per tenere l'uomo sulle spine andava dai carabinieri a fare denunce che poi subito ritirava, lo perseguitava con continue richieste di denaro specie per pagare le cartomanti, e anche mandando messaggi mentre era al lavoro. Si viveva in un clima di vessazioni, insulti, denigrazioni, il tutto davanti agli occhi del figlio minore, che veniva insultato a sua volta.
Quando è riuscito a dire "basta", l'uomo ha chiesto la separazione e ha presentato denuncia. La donna è andata a vivere altrove e si è allontanata dalla casa familiare, così lui e il figlio hanno potuto continuare a viverci. Non sussiste quindi un pericolo immediato, e a differenza di quanto spesso accade quando il violento è lui, le vittime non sono state allontanate e poste in casa famiglia. Per la finalese, inoltre, non sono state previste misure come il divieto di dimora o di avvicinamento alla persona offesa.
Il processo che si è aperto è da seguire anche perché i fatti sono maturati in un clima di vita familiare mortificante, umiliante, vessatorio che spesso porta a esiti letali.
Stavolta, per fortuna, a Finale Emilia le cose sono andate diversamente, e tra le misure che potrebbero essere previste per la donna c'è anche quella di un percorso di rieducazione al centro antiviolenza, perché quello del maltrattamento è un reato in cui è previsto anche questo.
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