Famiglia sfrattata a Cavezzo: “Chiediamo una casa popolare”
CAVEZZO - Alcuni giorni fa, avevamo pubblicato la notizia della famiglia composta da cinque persone, tra le quali due figli minorenni, che era stata sfrattata dall'abitazione dove viveva a Cavezzo.
La casa era stata venduta all'asta nel 2020, dopo che la famiglia non era stata più in grado di pagare l’affitto perchè il capofamiglia aveva perso il lavoro. Secondo la famiglia, nessuna comunicazione formale di sfratto era mai arrivata. Il Comune ha offerto una sistemazione d'emergenza per due notti, spiegando però che la famiglia sapeva dello sfratto da cinque anni. Oggettivamente, però, negli anni sono stati pochi e insufficienti gli aiuti pubblici, in un ginepraio burocratico sempre più complicato
La famiglia racconta come i servizi sociali di Cavezzo seguano da tempo questa situazione di difficoltà di una famiglia come tante
“Dopo anni vissuti in affitto, nel 2006 abbiamo comprato da un privato la casa in cui vivevamo, contraendo un mutuo a tasso variabile con la banca – spiega la famiglia -. Poco dopo il marito perde il lavoro e la moglie va in maternità. Non riuscendo a pagare il mutuo, chiediamo aiuto ai servizi sociali di Cavezzo, che però rispondono di non poterci dare una mano perché di fatto ero proprietaria della casa, anche se non riuscivamo a pagare il mutuo”.
Le difficoltà economiche continuano: l’azienda presso la quale il marito lavora non corrisponde regolarmente gli stipendi. Nel 2016, non riuscendo a pagare il mutuo, viene pignorato un quinto della busta paga del marito.
Poi, nel 2020 la casa viene venduta all’asta e il nuovo proprietario chiede un affitto che la famiglia non può pagare.
Vista la situazione, la moglie si presenta ai servizi sociali di Cavezzo per essere inserita nel bando per una casa popolare. Ma non raggiunge un punteggio sufficiente. Presenta domanda anche negli anni successivi e in Comune a Medolla, le viene detto che con lo sfratto avrebbe avuto un punteggio superiore.
A gennaio 2025, la famiglia riceve comunicazione di sfratto. A febbraio, la signora si presenta dai servizi sociali di Cavezzo per chiedere di nuovo aiuto. Vista la presenza di figli minorenni le viene detto che probabilmente avrà alcuni mesi prima di dover lasciare la casa. A maggio, arriva la comunicazione di esecutività dello sfratto. Il 28 maggio la famiglia viene fatta uscire dall’abitazione e le viene concesso un mese per liberare l’alloggio dagli effetti personali.
Dopo la sistemazione di due notti in hotel, alla signora e ai due figli minorenni viene trovato un alloggio a San Felice, mentre il marito cardiopatico e il figlio maggiorenne dormono in auto.
Ora, la famiglia torna a chiedere di avere una casa popolare e pagare un affitto in base all’Isee.
“Ho trovato lavoro a tempo determinato a Mirandola – spiega la signora al nostro giornale - Mio figlio maggiorenne sta cercando anche lui un impiego e mio marito ha un contratto a tempo indeterminato. C’era la possibilità di un alloggio a Gavello e San Lorenzo, ma non ci hanno dato certezze. Se accettassimo, cambiando residenza dovrei ricominciare da capo la richiesta per una casa popolare e perderei i punteggi finora acquisiti. Inoltre, Gavello e San Lorenzo sono ad una distanza eccessiva dai nostri impieghi. Mio marito lavora a Villafranca, io inizierò a Mirandola, mio figlio più grande sta cercando un impiego a Mirandola e il più piccolo va a scuola a Cavezzo. Abbiamo una sola auto perché la mia è ferma non riuscendo a pagare l’assicurazione”.
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