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03 Maggio 2026
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Chi attende di più l’ambulanza in codice rosso? 17 minuti a Novi, 16 a Bastiglia, 15 a Bomporto, Ravarino, San Prospero e Concordia

Chi attende di più l'ambulanza in codice rosso? 17 minuti a Novi, 16 a Bastiglia, 15 a Bomporto, Ravarino, San Prospero e Concordia. Sono i dati diffusi da Forza Italia, e li trovate, Comune per Comune, nella tabella qui sotto. Come si vede per quanto riguarda i tempi di intervento sui codici rossi stanno meglio i moribondi di Carpi (che devono attendere appena 9 minuti), Mirandola e Nonantola (11 minuti), Camposanto (12 minuti).
Insomma, se si sta male, si abbia il buon gusto di scegliere dove star per morire per fare in modo che l'ambulanza arrivi prima, perché i minuti in cui il soccorso arriva da te cambiano in modo significativo da realtà a realtà.
 
Commentano da Forza Italia: 
 
 

«Altro che tagli, sul sistema di emergenza-urgenza servono investimenti in uomini, mezzi e rete». È quanto denuncia Antonio Platis, vice coordinatore regionale di Forza Italia, puntando il dito contro i tempi di arrivo del 118 nella provincia di Modena e <<l’aggiustamento>> dei dati da parte dell’Ausl e della Regione Emilia-Romagna.

«La norma è chiara – spiega Platis – in area urbana il 118 deve raggiungere il paziente entro 8 minuti. Eppure, neanche a Modena città, dove esistono due ospedali, questo standard viene rispettato. E in territori come Carpi e Vignola si arriva a 9 minuti, mentre a Modena e Formigine si superano gli 11. Sassuolo e Castelfranco raggiungono i 12 e i 13 minuti.

Questi i dati diffusi dal nostro capogruppo Pietro Vignali sul trimestre febbraio-aprile.

Tempi troppo stretti? A Piacenza ci riescono mentre qui siamo ben oltre i tempi previsti dalla legge. Eppure c’è ancora chi, tra i dirigenti sanitari, giustifica l’ingiustificabile. Mi chiedo – ironizza – se siano pronti a giurare su quanto affermano ad esempio per la grave riduzione a Fanano davanti a Ippocrate… o soltanto a “San Paganino”».

La situazione è ancora più drammatica nelle aree montane: «Frassinoro, Riolunato, Palagano, Prignano e Lama non rispettano nemmeno il generoso parametro regionale dei LEA che prevede interventi in 18 minuti medi. Chi vive o villeggia lì è forse un cittadino di serie C?».

Sul banco degli imputati finisce il metodo con cui vengono monitorati i tempi d’intervento.

 «Ricordate quando nessun modenese riusciva a prenotare una visita ma per la Regione l’Ausl di Modena risultava nei tempi? Bastava non aprire le agende. Ora accade qualcosa di simile sul 118: la legge parla di intervento entro 8 minuti per ogni emergenza in area urbana e 20 in extraurbana. La Regione, però, ha deciso di monitorare solo i codici rossi e calcolare una media di 18 minuti su tutta la provincia. E si considera “arrivato” il soccorso, a prescindere da chi c’è. Su un incidete con politraumi arrivano i volontari, il tempo di intervento viene ‘fermato’ in quel momento. Non quando arriva l’elisoccorso o l’automedica».

Questo parametro aggira lo spirito della norma che voleva garantire un accesso tempestivo a tutti, ad esempio un codice arancione si può aggravare, attraverso un mezzo di soccorso che doveva essere congruo all’emergenza, non il più vicino. Così gli esiti appaiono molto più positivi e vogliono far credere ai cittadini che siamo i migliori d’Italia. Soprattutto non si possono usare questi dati per tagliare la rete dell’emergenza-urgenza in provincia di Modena per il naso la popolazione e diversi sindaci.

Nel mirino anche la gestione del Direttore Generale Altini: «È tra i principali fautori dei CAU, che ora vengono smantellati dallo stesso PD dopo appena un anno. Se è venuto qui per tagliare i servizi evitando sistematicamente di convocare le CTSS e moltiplicando le riunioni di distretto per non far sapere le scelte alla montagna della pianura e viceversa si sbaglia di grosso. A Modena ci sono un’infinità di inefficienze e di privilegi, può iniziare da lì. Altro che chiudere Pronti Soccorso, postazioni 118 od appaltare altre ambulanze al volontariato. Il suo compito è tutelare la salute pubblica, non affossarla.

Antonio Platis

Vice Coordinatore Regionale Forza Italia

 

La replica di Ausl Modena

In provincia di Modena tempi di arrivo dei mezzi del 118 in linea con la media regionale nello standard di qualità richiesto

L’Ausl replica alle notizie diffuse sui presunti ritardi nei tempi di risposta del 118

 

Esiste un preciso sistema, chiamato NSG (Nuovo Sistema di Garanzia), che monitora l'indicatore "Allarme-Target" per i tempi di intervento del 118. Questo indicatore, parte dei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), misura il tempo che intercorre tra il momento in cui viene ricevuta la chiamata di emergenza dal 118 e l'arrivo del primo mezzo di soccorso sul luogo dell'intervento per i soli codice rosso (perché dipendenti dal tempo di arrivo e gestione del paziente), valutandolo al 75esimo percentile, per ottenere un indicatore omogeneo e confrontabile sul territorio. Il tempo target per l'arrivo del mezzo di soccorso è fissato a 18 minuti a livello nazionale e in provincia di Modena si interviene nel 75% casi in meno di 15 minuti, cioè tre minuti sotto lo standard e su una media italiana di 19.

 

Se pure l’indicatore si applichi in chiave valutativa all’intera Regione, preme dunque sottolineare che la media dei tempi di risposta dei mezzi di Emergenza-Urgenza nella provincia di Modena – dal primo squillo della telefonata all’arrivo sul posto – è in linea con la media regionale e anche sotto la soglia richiesta dai Lea, i Livelli essenziali di assistenza (applicati sull’intera regione e ovunque nel nostro Paese), che indicano il criterio di riferimento per misurare gli interventi.

Quanto ai criteri di calcolo dei tempi diffusi in questi giorni, non corrispondenti a quelli inviati con apposita nota dalla Regione, si fa riferimento a una ipotesi di criteri dei primi anni novanta e in particolare a un allegato tecnico mai approvato nel nostro Paese.

 

L'Ausl di Modena, come del resto tutta la Regione, lavora costantemente per rispondere in modo efficace agli attuali parametri e, al contempo, garantire un uso efficiente delle risorse, vale a dire collocare i professionisti dell'emergenza-urgenza dove servono davvero e modificare quei servizi dove le professionalità sanitarie non esprimono un valore aggiunto, tutto ciò sempre con attenzione alle differenti aree e alle peculiarità orogeografiche (la montagna e in generale le aree cosiddette interne).

A rassicurazione dei cittadini sul funzionamento degli interventi del 118, si precisa che i protocolli in vigore non prevedono ‘attese’ non necessarie, ma invece processi definiti in ogni dettaglio, di preallerta e di avvicinamento al mezzo avanzato, in caso di bisogno, azioni di stabilizzazione del paziente, percorsi di centralizzazione, oltre ovviamente alla sovrastima della gravità rilevata alla telefonata sempre per la maggior sicurezza dell'intervento.

Procedure istituite per garantire alle persone la miglior assistenza nei tempi adeguati ed il trasporto presso l’ospedale più adeguato alle cure.

Si ribadisce infine che l’indicatore nazionale in vigore è riconosciuto dalle società scientifiche come ottimale per garantire - e di conseguenza monitorare - l'efficacia e la tempestività dell'intervento e dunque garantire la sicurezza dei pazienti.

 

Quanto ai Cau, Centri di assistenza e urgenza, sono parte della rete di assistenza per gestire le urgenze non gravi (a bassa complessità) e l’Azienda USL di Modena non ha intenzione di interrompere questo tipo di risposta, che si riferisce a un bisogno importante della popolazione, maggioritario rispetto alle emergenze dipendenti dal tipo di intervento, che invece vanno gestite tramite la rete del 118 e dei Pronto soccorso. Ove necessario, per rispondere meglio ai bisogni della popolazione, i Cau si evolvono o vengono integrati da ambulatori a bassa complessità, gestiti da medici di medicina generale e aperti h12: è questo il caso, come spiegato alcuni giorni fa dall’Azienda con una nota stampa, delle aree appenniniche Fanano-Sestola-Montecreto e Pievepelago-Riolunato-Fiumalbo dove saranno aperti due ambulatori a bassa complessità.

Questo servizio come altre soluzioni organizzative nell’area dell’Appennino sono state condivise e concertate dall’Azienda con tutte le amministrazioni locali e le associazioni di volontariato, in ottica di collaborazione indispensabile per rispondere in modo più appropriato e tempestivo ad un unico obiettivo: la salute delle persone.

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