Perseguita i vicini con trombette e manichini, condannata 56enne a Cavezzo
Perseguita i vicini con trombette e manichini, condannata 56enne a Cavezzo. La vicenda riguarda una donna che tra il 2013 e il 2020 ha messo in atto una serie di comportamenti molesti, aggressivi e persecutori nei confronti di quasi un’intera via, creando un vero e proprio incubo per i suoi vicini. La donna ha terrorizzato gli abitanti del quartiere con azioni che vanno dal vandalismo verbale e fisico, all’uso di suoni molesti, fino a comportamenti più inquietanti come riprendere i vicini con il telefono, suonare ripetutamente ai loro campanelli per poi scappare, o esporre manichini e pupazzi che simulavano atti sessuali davanti alle case. Questi atti hanno causato un forte disagio e alcuni residenti sono stati costretti a cambiare casa per sfuggire alla situazione.
Le azioni della donna sono iniziate tra la fine del 2012 (l'anno del terremoto) e l’inizio del 2013, senza che vi fosse una motivazione o una lite pregressa, e sono proseguite per circa sette anni, fino al 2020. I comportamenti si sono evoluti in un vero e proprio stalking, caratterizzato da aggressioni verbali e fisiche e da comportamenti molesti di varia natura, che hanno portato alcuni vicini a vivere in uno stato di costante paura. La donna si è mostrata come un soggetto che agiva in modo unilaterale e ostile, senza apparente motivo, contribuendo a creare un clima di tensione e insicurezza nel quartiere.
Un elemento importante della vicenda è il fatto che - come ha spiegato il pubblico ministero -la donna soffriva di querulomania, una condizione patologica che la portava a presentare continue e infondate rivendicazioni alle autorità, alimentando così un circolo vizioso di denunce e allarmi infondati. Nel corso degli anni, ha più volte allertato le forze dell’ordine lamentando disturbi inesistenti da parte dei vicini o assembramenti che non si sono verificati, anche durante il periodo di lockdown causato dalla pandemia di COVID-19. Nonostante queste continue accuse, la donna non è mai stata dichiarata incapace di intendere e di volere, anche se il suo comportamento ha assunto connotati gravi e complessi.
A conclusione del procedimento giudiziario in Tribunale a Modena, la donna è stata condannata a un anno e sei mesi di carcere con la pena sospesa, subordinata all’adesione a un percorso di supporto psicologico. La condanna rappresenta un momento di sollievo per i vicini, che hanno subito per molti anni, ma hanno comunque mantenuto la calma e la fiducia nelle forze dell’ordine e nella giustizia. L’avvocata Elena Marastoni, che ha assistito i quattro vicini che si sono costituiti parte civile, ha sottolineato al Corriere di Bologna come il numero di persone coinvolte sia molto più ampio, rendendo questa vicenda ancora più significativa in termini di impatto sulla comunità.
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