Crisi Ceramica Opera di Camposanto, la solidarietà di Rifondazione Comunista ai 147 lavoratori lasciati a casa
CAMPOSANTO - Sono 147 i dipendenti coinvolti nel collasso finanziario di Opera Group che, dopo il tentativo di concordato, nel giro di poche settimane ha portato alla liquidazione giudiziale del gruppo.
L'azienda ceramica con sede legale e amministrativa a Maranello, dove lavorano 35 persone, ha lo stabilimento produttivo a Camposanto con 112 lavoratori.
"Una situazione di crisi finanziaria che nasce da lontano - spiegano i sindacati - che negli ultimi anni ha visto sommarsi alle difficoltà croniche e a una massa debitoria imponente, l'incapacità dell'azienda di proprietà dei fratelli Gagliardelli di ristrutturarsi e rilanciarsi sul mercato".
Il 21 maggio si era tenuto un tavolo di crisi in Regione, insieme alle istituzioni e al curatore fallimentare nominato dal Tribunale, per provare a capire quali strumenti mettere in campo per la tutela dei dipendenti, la cui cassa integrazione straordinaria termina oggi sabato 24 maggio.
La situazione potrebbe migliorare con l'attivazione degli ammortizzatori sociali, richiesta già inoltrata dai sindacati.
In un comunicato, Rifondazione Comunista Federazione di Modena esprime solidarietà ai lavoratori.
Questa la nota.
Rifondazione Comunista Modena esprime piena solidarietà alle lavoratrici e lavoratori degli stabilimenti della ceramica Opera di Camposanto, dove ha sede la produzione con 112 lavoratori, e Maranello, dove si trova la sede legale e amministrativa con 35 dipendenti.
Ci schieriamo con i sindacati per chiedere l’immediata attivazione degli ammortizzatori sociali e soluzioni diverse rispetto alla inaccettabile prospettiva della chiusura e del licenziamento di 147 dipendenti delle sedi di Camposanto e Maranello.
Non è giusto che siano lavoratrici e lavoratori a pagare il prezzo della crisi finanziaria e debitoria dell’azienda. Situazione che ha portato il Tribunale a chiedere la liquidazione giudiziaria del gruppo, lasciando le maestranze senza retribuzione, senza ammortizzatori sociali dopo la scadenza della cassa integrazione straordinaria il 24 maggio, e con stipendi arretrati ancora da percepire.
I dipendenti, che in questi anni hanno sempre garantito la produzione, non hanno alcuna responsabilità di questa situazione, e non è accettabile che rimangano senza alcun sostegno economico, che azienda e istituzioni hanno il dovere e l’obbligo di assicurare.
In particolare, per il territorio di Camposanto e dell’intera bassa modenese, la perdita di 112 posti di lavoro rappresenta un colpo durissimo all’economia locale. È necessario agire subito per tutelare i lavoratori e il tessuto produttivo del territorio, contrastando un modello di sviluppo che non metta al centro le persone e il lavoro.
Rifondazione Comunista si mette a disposizione dei lavoratori e dei sindacati per ogni forma di mobilitazione e supporto alla vertenza che possa essere necessaria.
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