Crisi ceramica Opera di Camposanto, interrogazione del Gruppo consigliare ‘Liste Civiche – PD Bassa Modenese’
CAMPOSANTO - Il Gruppo consigliare ‘Liste Civiche - PD Bassa Modenese’, a firma del capogruppo Paolo Negro e del consigliere di Camposanto Aldo Pelloni, ha depositato un’interrogazione a risposta scritta indirizzata al presidente della Giunta, Claudio Poletti, e al presidente del Consiglio, Mattia Veronesi, in merito alla drammatica situazione della Ceramica OPERA di Camposanto, recentemente colpita da una grave crisi culminata con la cessazione dell’attività produttiva e la perdita del lavoro per 147 dipendenti.
Fondata nel 2003, la ceramica OPERA rappresentava una delle più significative realtà produttive del territorio, con una forte vocazione all’export e un radicamento occupazionale che oggi rischia di essere cancellato. Dopo anni di difficoltà e ristrutturazioni, il Tribunale di Modena ha dichiarato l’ingiunzione giudiziale della società lo scorso 15 maggio, mentre il tavolo regionale di salvaguardia ha riconosciuto una sospensione dell’attività di quattro mesi per valutare possibili subentri.
“Non possiamo restare in silenzio davanti a un colpo così duro per Camposanto e per tutta la Bassa Modenese – dichiarano Negro e Pelloni – la chiusura di una grande azienda in un piccolo Comune non è solo una crisi industriale: è una ferita sociale. Colpisce famiglie, impoverisce il territorio, mette in discussione il futuro di una comunità. Serve un impegno straordinario da parte di tutte le istituzioni, a partire dall’Unione con la Regione Emilia-Romagna già in campo, per garantire continuità di tutele ai lavoratori e per lavorare da subito alla rigenerazione economica del sito.”
L’interrogazione chiede alla Giunta unionale: quali misure siano state adottate per garantire l’accesso agli ammortizzatori sociali, l’attivazione di percorsi di formazione e riqualificazione professionale, e iniziative di ricollocamento dei lavoratori; quali azioni siano previste per sostenere il tessuto produttivo locale e fronteggiare gli effetti economici della chiusura; come si intenda procedere nel dialogo con Regione, Comune, parti sociali e imprese per scongiurare lo smantellamento definitivo del sito e favorire un possibile rilancio.
“Dobbiamo agire insieme, con visione e responsabilità, come si è fatto per la crisi dell’ex Bellco – concludono Negro e Pelloni – perché il futuro industriale della Bassa Modenese si difende così, con la capacità concreta di fare rete, di investire nelle persone e di costruire soluzioni. È una sfida difficile, ma che riguarda tutti noi e non ci possiamo permettere di perdere”.
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