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28 Marzo 2026
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Ecco perchè la Ferrari americana del biomedicale ha scelto Mirandola per il suo primo investimento all’estero

Di Sofia Fabbri

I relatori della conferenza: la sindaca di Mirandola Letizia Budri, il CEO e fondatore di TransMedics Waleed Hassanein, il vicepresidente regionale Vincenzo Colla e il referente di TransMedics Italia Roberto Bocchi

MIRANDOLA - Pochi mesi fa, poco distante, c'erano le telecamere, in lavoratori in sciopero, le bandiere dei sindacati che sventolavano nel presidio permanente davanti alla Bellco di cui era stata annunciata la chiusura. Era stato un fulmine a cielo aperto che aveva mobilitato tutto il territorio, e adesso non solo gran parte di quella storica azienda è stata salvata e recuperata, ma Mirandola può sorridere e guarda con fiducia al futuro perché una buona notizia arriva da Boston, Massachusetts. La multinazionale TransMedics tra tutti i luoghi del mondo ha scelto proprio la Bassa modenese per impiantare il suo nuovo centro logistico, un investimento da 10 milioni iniziale che si prevede diventino 30 e che porterà dalle nostre parti al lavoro 50 ingegneri e - in un secondo tempo quando aprirà la camera bianca - anche 50 posti di lavoro per gli operai e i tecnici.
Sul perchè proprio qui, è presto detto: qui c'è il know how, la rete, la concorrenza-collaborazione del distretto. Ma attenzione ai numeri: se confrontiamo un investimento di questo tipo con quello cu ci ha abituato il biomedicale, con stabilimenti da 500 -600 posti di lavoro che complessivamente davano lo stipendio a oltre 5 mila persone, bè, dimentichiamocelo. Il futuro dei grandi numeri in posti di lavoro è altrove, dove stipendi e costo della vita sono minori. E su questo non si può proprio competere. Ma qui il distretto  vivo, ridotto forse ma proiettato al futuro e ambizioso. E' per questo che è stata una mattinata all'insegna di fermento a Villa Tagliata, dove si è tenuta la conferenza stampa d'arrivo della ditta americana biomedicale TransMedics a Mirandola, con il suo primo insediamento estero di ricerca e sviluppo e produzione. E la prima cosa che viene detta è che questi americani non faranno concorrenza ai nostri, perchè si occupano solo di un piccolo settore - quello dei trapianti - e ancora più specificatamente del trasporto degli organi.

Invitato speciale è proprio il CEO dell'azienda, il medico, ricercatore e imprenditore Waleed Hassanein, accolto dalla sindaca Letizia Budri e dal vicepresidente della Regione Emilia Romagna Vincenzo Colla. Con Hassanein, anche Roberto Bocchi, vicepresidente per lo sviluppo dei dispositivi monouso e responsabile del centro per la progettazione di TransMedics.

Fondata nel 1998 a Boston, Massachusetts, TransMedics viene definita dal fondatore "la Ferrari del biomedicale". L'obiettivo dell'azienda è quello di rivoluzionare la terapia dei trapianti d'organo nel trattamento dell'insufficienza terminale di cuore, polmoni e fegato, sviluppando tecnologie per mantenere in salute e monitorare proprio gli organi. "Every organ wasted is a life not saved": questo il motto della ditta.
Come spiega il CEO Hassanein, "Da 50 anni a questa parte, l'unico modo di conservare gli organi durante il trasporto dal donatore al ricevente è a base di ghiaccio e freddo. Gli studi, però, hanno dimostrato i danni di questa pratica. Con la nostra tecnologia di perfusione portatile Organ Care System (approvata dalla Federazione americana del farmaco), cuore, polmoni e fegato possono essere mantenuti fuori dal corpo umano, funzionanti e vivi, fino al momento del trapianto: con questa pratica, 9 interventi su 10 vanno a buon fine".

Tanto entusiasmo a Mirandola, palpabile anche nella sala conferenze di Villa Tagliata. Il brusio elettrizzato e le tante domande hanno tradito l'entusiasmo delle amministrazioni locali, del mondo della scuola e dell'università, ma anche degli esponenti del polo biomedicale. Le prime parole sono quelle di orgoglio della sindaca Letizia Budri: "Mi ha veramente colpita il valore umano e tecnologico di TransMedics, che ha scelto di venire qui a Mirandola per avere il meglio. Ha il pieno supporto da parte dell'amministrazione. Ciò dimostra quanto il nostro polo sia in grado di attrarre investimenti da tutto il mondo". Prosegue poi ricordando che "A settembre partirà qui il secondo anno di una specializzazione biomedicale della Scuola di Medicina. Ci tengo a sottolineare la grandissima spinta all'innovazione, alla ricerca, alla professionalità".

Foto istituzionale dei quattro protagonisti della mattinata all'insegna del biomedicale

Prende poi la parola la persona più chiacchierata della stanza, a cui tutti si riferiscono come l'"americano". Waleed Hassanein, entusiasta "anche se non lo dimostro troppo" inizia un breve discorso dai modi pacati, ma decisi. La decisione di una persona che ha deciso di portare un colosso del biomedicale internazionale proprio a Mirandola, convinto delle opportunità che questo luogo può offrire. È sintetico, gesticola leggermente e ha un'aria molto sicura. Parla con numeri, date, scadenze: "Siamo fieri di essere qui e siamo qui per avere il meglio. Proprio qui vogliamo fare non solo la parte di fabbricazione di componenti, ma soprattutto quello di ricerca e sviluppo. Mirandola è un polo riconosciuto a livello internazionale per la sua eccellenza. Una volta qui, l'obiettivo è quello di aprire il dialogo e il confronto con la popolazione, altre industrie, le amministrazioni locali e il governo, così da migliorare la vita di tutti. Abbiamo comprato due lotti di terreno per poter costruire i nostri edifici e, per essere operativi fin da subito, stiamo affittando un edificio sempre qui a Mirandola. Stimiamo di iniziare a lavorare tra 12, massimo 18 mesi: è già in corso una partnership con studi di architetti locali e ci siamo già interfacciati con l'ufficio tecnico del Comune."

Aggiunge Roberto Bocchi: "Sono molto soddisfatto del progetto. Noi salviamo vite umane e la nostra è una tecnologia unica: non abbiamo concorrenti e noi non facciamo concorrenza a nessun'altra azienda del distretto. Non possiamo ancora dire dove sarà la sede del nuovo edificio, ma sarà sulla strada statale 12. Parliamo di 9000 metri quadrati di terreno, un'opera veramente importante. In tre-quattro anni stimiamo di avere tra i 50 e i 100 dipendenti, con diverse partnership attive anche nel mondo dell'università, del lavoro e dell'ITS."

Roberto Bocchi e Waleed Hassanein al termine della conferenza

L'intervento del vicepresidente Vincenzo Colla è di stima e riconoscenza: "Abbiamo molto piacere che anche negli Stati Uniti venga riconosciuta la nostra cultura del lavoro, la nostra expertise e le nostre eccellenze. Questo è un'investimento bellissimo che coinvolgerà menti geniali: noi come Regione e Comune ci mettiamo a disposizione per la formazione. Ci tengo a ricordare quanto questo progetto migliori le già buone relazioni economiche con gli Stati Uniti e con l'estero: l'80-85% della produzione biomedicale è destinata all'export."

Il CEO Hassanein, interrogato sulla politica economica ora vigente nel suo Paese, ribadisce che: "Da Mirandola , TransMedics può operare in tutto il mondo, anche negli Stati Uniti, con pezzi unici. Non importano l'amministrazione americana o i dazi, anche perché credo che quando saremo veramente operativi qui, non saranno più gli stessi. Noi cercheremo di produrre i primi dispositivi verso la fine del 2027 e l'inizio del 2028".

Un tasto dolente viene toccato dagli astanti, quando viene chiesto a Vincenzo Colla come è possibile che aziende americane vengano qui, pur essendo una zona pessima logisticamente parlando. "Il più grande problema sono i tempi burocratici. Su investimenti con oltre un milione di euro di finanziamento, servono cinque-dieci anni per renderlo effettivi e questo blocca il sistema. Posso assicurare che l'Emilia Romagna sta facendo piani di trasporto in accordo con il governo e questi comprendono anche la zona di Mirandola, fondamentale anche per i tanti lavoratori pendolari. Dovremmo imparare un po' dal modello anglosassone".

Leggi anche: Lavoro, a Mirandola l’industria biomedicale punta sulle nuove generazioni. Al via il progetto per formare i tecnici manutentori del futuro

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