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03 Maggio 2026
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A Quingentole l’installazione “Icone e Menhir” del Maestro Domenico Difilippo

Dal 6 aprile al 18 maggio 2025 a Quingentole in provincia di Mantova, sarà inaugurata a Palazzo Vescovile l’Installazione: “Icone e Menhir” del Maestro finalese, di stanza a San Felice sul Panaro, Domenico Difilippo

La mostra è organizzata dal Centro Studi Lanfranco a cura di Massimo Pirotti con il patrocinio del Comune di Quingentole (Mn).

  • Inaugurazione domenica 6 aprile 2025 alle ore 17,00
  • Organizzazione Centro Studi Lanfranco con il patrocinio del Comune di Quingentole (Mn) e mostra a cura di Massimo Pirotti                                       
  • Sarà presente l’Artista Domenico Difilippo
  • Orari: Sabato e Domenica dalle 9 alle12:00 e dalle 15 alle 18 giorni feriali su prenotazione 3475682720

Massimo Pirotti e Domenico Difilippo

Domenico Difilippo “Le estensioni spirituali della materia”

    di Massimo Pirotti

    Nell’evoluzione dell’Astrattismo Magico, i codici linguistici di Domenico Difilippo hanno subito un significativo mutamento alla fine degli anni Novanta, influenzati da suggestioni interiori derivanti dalla sua maturità artistica, coincisa con il suo trasferimento per la docenza universitaria nelle terre della Sardegna. Questi luoghi incontaminati, che esprimono i propri valori plastici naturali attraverso solchi e sedimentazioni dei quattro elementi, hanno generato nell’artista emiliano una connessione profonda con un mondo intriso di beatitudine.

    Da questo dialogo interiore con il creato nascono i Menhir, naturali prolungamenti di elementi paesaggistici che Difilippo coglie nelle terre sarde e rielabora attraverso interventi che seguono con naturalezza la morfologia della roccia, con un senso materico diretto. Il suo lavoro si pone in profonda relazione con l’universo naturalistico, pur mantenendo una coerenza stilistica caratterizzata da una meticolosa attenzione al dettaglio, tipica della sua calligrafia grafica. In questo caso, tuttavia, il tratto si trasforma, virando verso una dimensione più materica.

    Questo inevitabile avvicinamento all’introspezione paesaggistica svela le dimensioni più recondite dell’artista, che intreccia il ciclo della vita con quello prettamente linguistico dell’arte. Due realtà interconnesse che, in dialogo tra loro, contribuiscono alla crescita culturale e spirituale dell’osservatore.

    Le sue opere iconiche sono esperienze visive che, nate da paesaggi incontaminati, si proiettano verso luoghi intrisi di storia, ricreando affinità tra la narrazione umana recente e quella più universale e arcaica del ciclo della vita.

    Le installazioni difilippiane combinano il rigore della forma e della razionalità umana con l’apparente imprevedibilità dell’ambiente naturale, mediando il complesso rapporto tra ordine e caos: due forze opposte che, pur nella loro dicotomia, appaiono in perfetta armonia.

    La collocazione delle sue icone e dei suoi Menhir all’interno dell’ex palazzo vescovile di Quingentole, luogo carico di storia rinascimentale, permette di esplorare uno spazio interiore che non è un vuoto astratto, ma un ambiente influenzato dalle esperienze vissute nel mondo esterno, dalla natura e dalle estensioni fisiche e spirituali dell’uomo.

    La sua è una sorta di Land Art introspettiva, fruibile solo con la consapevolezza di un segno attentamente studiato e meditato, frutto dell’esperienza dell’Astrattismo Magico storico (1987/1997), di cui è fondatore e autore dell’omonimo manifesto. La ricerca grafico-materica di Difilippo si configura come una riflessione sulla responsabilità dell’uomo nel custodire i preziosi elementi del creato, affinché la natura possa essere tramandata in tutta la sua ricchezza alle generazioni future. Proprio per questo, l’artista originario di Finale Emilia   rappresenta una voce rilevante nel panorama contemporaneo: la sua capacità di fondere estetica e impegno sociale lo rende un punto di riferimento per chiunque concepisca l’arte come strumento di cambiamento e riflessione.

 

DOMENICO DIFILIPPO vive ed opera a San Felice sul Panaro dal 1978, ma è nato nel 1946 a Finale Emilia, nell’ampia pianura che dai luoghi di Pico si spinge verso l’agro ferrarese, culla Estense di civiltà e bellezza, spazio ideale per la creatività artistica.

      Dopo gli studi di Architettura a Modena e quelli di Decorazione a Castelmassa, ha frequentato l’Accademia di Belle Arti di Firenze. Giovanissimo, negli anni Sessanta, si è accostato al mondo artistico milanese, partecipando a quell’attività di riflessione e ricerca che con Roberto Crippa, Enrico Baj e Gianni Dova era fiorita nel pensatoio del Bar Jamaica. Successivamente negli anni Settanta è stato uno dei maggiori artefici del Neo surrealismo Storico Modenese assieme; poi, dopo un lungo soggiorno a Parigi, si è orientato verso la pittura onirica.

      Nel 1991 conosce il gallerista tedesco Hans Peter Labonte che lo propone in una tournée a diverse esposizioni in Germania e proprio a Brema il 10 maggio annuncia: “il manifesto dell’Astrattismo Magicoaccompagnato da una mostra personale alla Queens’ Gallery, censita ampiamente dai mass media tedeschi. Accolta successivamente in anteprima per l’Italia a Palazzo dei Diamanti, Ferrara, su invito del direttore Franco Farina. La mostra ferrarese viene presentata e curata da Paolo Giansiracusa e ne curerà le successive tappe espositive a Gubbio, alla Casa di Sant’Ubaldo nell’ambito del festival di Umbrifiction, promosso dalla RAI e a Volterra, alle Logge di Palazzo Pretorio nel 1992.  Attivo anche nel campo accademico, è stato docente ordinario per meriti artistici dal 1996 al 2013 nelle Accademie di Belle Arti di Firenze, Sassari, Venezia, Carrara e Milano.

      Dopo Brera, conclude l’attività didattica all’Accademia di Belle Arti di Bologna di cui è stato Vice Direttore e titolare di Cromatologia. Intensa l’attività espositiva con Ottanta personali nelle maggiori città italiane e all’estero: Parigi, Londra, Lilienthal, Brema, Norimberga, Lussemburgo, Saragozza, Zagabria, New York, San Francisco. In Italia, prima con l’Astrattismo Magico anni Novanta, e poi con le mostre tematiche, ha esposto con installazioni all’interno di gioielli dell’Architettura medievale e rinascimentale come: a Palazzo Ducale di Revere, alla Rocca Possente di Stellata, a Palazzo Pepoli di Trecenta, a Villa Badoer di Fratta Polesine, alla Rocca Estense di Finale Emilia e all’Abbazia del Polirone a San Benedetto Po. A coronare il suo percorso artistico nel 2019 riceve il Premio Internazionale “De Agrò” alla carriera quale “Artista di Chiara Fama” nella Città di Troina, Sicilia. Nel 2024 ha realizzato diverse installazioni alla Palazzina Azzurra di San Benedetto del Tronto, a cura di Andrea Viozzi “Domenico Difilippo: Astrattismo Magico 33 anni dopo”, quale artista omaggiato nell’ambito del 28esimo festival dell’Arte sul Mare.

     Una vasta documentazione letteraria accompagna in termini critici il suo percorso artistico seguito dai più grandi critici del Novecento e da un gruppo di storici impegnati ancora oggi, nel Terzo Millennio, a codificare le linee espressive della sua lunga ricerca nel campo pittorico e in quello scultoreo.

     Si rimanda ad una bibliografia completa: Difilippo “Trent’anni di pittura 1963/1993” edizioni Bi&Vu, Pontedera 1993 ed “Il fascino della rappresentazione” Domenico Difilippo 1963/2013, edizioni Baraldini, Finale Emilia 2014, entrambe curate da Nicola Micieli.

   

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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