Discarica di Finale Emilia, l’Osservatorio civico illustra le nuove azioni messe in campo per arrivare al sequestro dell’impianto
FINALE EMILIA - Non si ferma la battaglia contro la discarica dell'Osservatorio civico “Ora tocca a noi” che, in attesa dell’esito dei due ricorsi presentati al Tar dal Comune di Finale Emilia, ha messo in campo nuove azioni per arrivare al sequestro dell’impianto.
"Siamo in attesa della risposta dell'esposto che abbiamo presentato al Tar il 6 maggio 2023 sulla mancata bonifica del sito - spiega Maurizio Poletti, portavoce dell'Osservatorio -. La nostra speranza è che l’esposto possa dare vita ad un nuovo procedimento che decreti come la causa dell’inquinamento sia la discarica e non le attività degli agricoltori come hanno sempre dichiarato Arpae e Feronia”.
Che il sito sia inquinato e che la causa sia la discarica per l'Osservatorio non ci sono dubbi. Nonostante l'innalzamento dei limiti degli inquinanti, le soglie sono state superate a dimostrazione che l'area è gravemente contaminata. Nessun dubbio anche sul fatto che alcuna bonifica sia stata effettuata come è stata ribadito durante la conferenza stampa di sabato 7 dicembre.

"Abbiamo interrogato la Regione, ha riposto che ci sono interventi di bonifica in corso, senza però specificare quali – spiega Poletti -. Ma è una contraddizione perché nell’ultima udienza del processo, poi sospeso in attesa del giudizio della Corte Costituzionale sull’abolizione dell’abuso d’ufficio contestato ad alcuni indagati, i carabinieri forestali hanno detto che a fronte degli sforamenti degli inquinanti non sono mai state fatte azioni di bonifica. A questo punto, poiché quella che si vuole costruire a Finale è un’altra discarica che accoglierebbe rifiuti da tutta Italia, abbiamo deciso di chiedere al Generale Giuseppe Vadalà, nominato Commissario straordinario per la bonifica dei siti contaminati presenti sul territorio nazionale, di intervenire dicendo se la bonifica è davvero in atto come sostiene la Regione, oppure no.
Noi non vogliamo scavalcare le istituzioni, però devono dirci perché non ci ascoltano nonostante le denunce e le carte che dimostrano come il sito è gravemente inquinato. Siamo di fronte ad una contaminazione che dura da 15 anni.
Accusiamo Arpae di aver ignorato tutti gli elementi chimici caratteristici dell’inquinamento da percolato di discarica.
E’ stato ingiusto congelare il processo in atto sulla discarica in seguito alla decisione dei giudici di rimettersi alla decisione della Corte Costituzionale dopo l'abolizione del reato di abuso di ufficio del quale sono accusati tre degli imputati, ma attendiamo con fiducia l’inizio di un nuovo procedimento a seguito dell’esposto che abbiamo presentato nel 2023.
Infine, invito i coltivatori a ribellarsi perché non accettino che il mondo agricolo sia il capro espiatorio dell’inquinamento del sito. I dati dimostrano che la contaminazione è provocata dalla discarica. L'impianto deve essere sequestrato".
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