Presidio di Emilia-Romagna per la Pace davanti alla Prefettura: “Soldi alla terra, non alla guerra”
MODENA - In occasione della Giornata nazionale delle Forze Armate, che il 4 novembre celebra quella carneficina che fu la Prima guerra mondiale, la lista Emilia-Romagna per la pace, l’ambiente e il lavoro ribadisce il ripudio della guerra sancito dalla Costituzione e denuncia il forte incremento delle spese militari voluto dal governo Meloni.
Lo denunciamo alla luce della presentazione della Legge di Bilancio, che per il 2025 prevede una spesa militare di 32 miliardi di euro, con una crescita netta di oltre 2,1 miliardi (+ 7,31%) rispetto al 2024. Per la prima volta viene superata la quota complessiva di 30 miliardi di € destinati agli armamenti, corrispondenti all’1,58% in rapporto al PIL, in forte crescita rispetto al 2024. Sono numeri che ci parlano di un paese sempre più alle prese con un’economia di guerra e di un Governo che ha come priorità il riarmo e l’obiettivo di raggiungere una spesa militare pari 2% del PIL, come richiesto dalla NATO.
In un paese alle prese con una crisi climatica conclamata, 4,5 mln di persone che non si curano più e 5,7 mln di persone in povertà assoluta, la priorità non deve essere il riarmo ma la spesa sociale. Come lista Emilia-Romagna per la Pace, l’ambiente e il lavoro ci opponiamo fermamente al riarmo, che contrastiamo anche a livello regionale, a partire dalla scelta voluta da Meloni, Bonaccini e De Pascale di collocare al largo di Ravenna un rigassificatore che alimenta l’economia di guerra e che continua a vincolarci ai combustibili fossili.
In una Regione che ospita due importanti basi militari NATO (Poggio Renatico e Pisignano di Cervia), di cui chiediamo l’uscita dalla servitù militare atlantica, anche in Emilia-Romagna una parte della struttura economica, tecnologica e scientifica si è attrezzata per rispondere alle esigenze dell’industria bellica, e noi vogliamo una Regione che intervenga con le sue Agenzie per la riconversione dell’imprenditoria militare in attività produttive al servizio della collettività e che svolga un’azione di trasparenza sulle imprese coinvolte nella filiera militare-industriale. E di fronte al genocidio del popolo palestinese, chiediamo con forza lo stop alla collaborazione tra università regionali, imprese belliche e gli istituti di ricerca israeliani per lo sviluppo di tecnologie “dual use” ovvero con uso sia civile che militare.
Se il governo è impegnato ad alimentare l’economia di guerra necessaria a finanziare il riarmo, anche in Emilia-Romagna vogliamo invertire le priorità per destinare tutte le risorse necessarie a sanità, scuola, welfare e all’unica grande opera utile: la messa in sicurezza del territorio.
Intanto, sabato 2 novembre, si è tenuto il presidio davanti alla Prefettura di Modena.
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