A dodici anni dal sisma Emilia riapre anche la chiesa di Reno Finalese
CHIESA DI RENO FINALESE, SECOLI DI STORIA
Una lunga storia accompagna la chiesa della Visitazione di Maria
Santissima di Reno Finalese, anche se le sue origini sfumano nei secoli.
Siamo a est del Comune di Finale, al di là del fiume Panaro, proprio al
confine fra il Modenese e il Ferrarese. Secondo alcune ricostruzioni, già
nel Trecento venne costruito un Oratorio dedicato a San Pietro proprio nel
luogo in cui oggi sorge la chiesa: dovendo attraversare il fiume, gli abitanti
di Campo Duce (oggi Campodoso) faticavano a raggiungere Finale e la
chiesetta era un punto di riferimento per la vita spirituale. Allora il Reno
passava proprio accanto alla chiesa, dove oggi sorge la canonica. Molto
probabilmente la parrocchia venne fondata attorno al 1465 e si decise
anche per la costruzione di una nuova chiesa.
Una tradizione racconta che si creò una disputa fra le località di
Campodoso e Villa Serraglio, e fu definito che “sarebbe sorta la parrocchia
dove prima fossero suonate le campane”: in Campodoso si gettarono ben
presto le fondamenta del campanile che venne costruito velocemente, e
nello stesso luogo fu poi realizzata anche la chiesa. Il campanile più antico,
basso e squadrato, è ancora visibile sul lato ovest della chiesa: in passato
era dotato di cinque campane e di un orologio. Nell'archivio parrocchiale è
conservata copia del documento con cui nel luglio 1507 il Cardinale
Antonio Perusin concesse di collocare le fonti battesimali nella chiesa di
Santa Maria, proprio perché “distando la parrocchia due miglia ed oltre
alla chiesa parrocchiale del Castello di Finale, nella quale si suole
battezzare, talora accade che per la distanza di questo genere e la
scomodità delle strade, specialmente nella stagione invernale, dei bambini
muoiano senza battesimo...”
Trascorsi vari secoli, la chiesa di Reno Finalese venne ampliata, rinnovata
e restaurata, per iniziativa di vari parroci e arcipreti, e fu riconsacrata il 2
ottobre 1926 (quando ne era Rettore don Clemente Ferraguti) da
monsignor Giuseppe Antonio Ferdinando Bussolari, arcivescovo di
Modena: “La chiesa parrocchiale – si legge nel bollettino parrocchiale di
allora – è stata del tutto restaurata e decorata bellamente da Celestino
Govoni bolognese, impiantita dalla ditta Ovidio Arignoni bolognese, che
compì il lavoro prima ancora che il Rettore lo finisse di pagare, fidandosi
lodevolmente del buon prete”. Il 10 maggio 1933 venne benedetta e posata
la prima pietra del nuovo campanile, progettato da Gustavo Baracchi,
ingegnere comunale di Finale Emilia: alto circa 38 metri, con una guglia
esagonale, riprende lo stile della facciata della chiesa e venne terminato nel
1948.
IL BEATO BACCILIERI
Originario di Reno Finalese è il Beato don Ferdinando Maria Baccilieri,
fondatore della Congregazione delle Suore Mantellate di Galeazza Pepoli,
nel Bolognese, oggi Serve di Maria di Galeazza. Baccilieri nacque il 14
maggio 1821 a Campodoso e fu battezzato il giorno successivo proprio
nella chiesa parrocchiale di Reno. A 16 anni entrò in Seminario e celebrò
la prima Messa a Reno il 3 marzo 1844: a 25 anni divenne direttore
spirituale del Seminario. Nel 1852 la parrocchia di Galeazza – al confine
tra lo Stato Pontificio e il Ducato di Modena – era priva del parroco, e
l'arcivescovo di Bologna chiese all'arcivescovo di Modena di potervi
inviare don Baccilieri. Affrontò la ricostruzione e il restauro degli edifici
sacri e seppe riattivare il fervore spirituale: “Le associazioni, le istituzioni
e le attività furono incredibilmente numerose – si legge in una cronaca –,
ma lo zelo e il suo spirito dovevano continuare nella Congregazione delle
Suore Mantellate di Galeazza da lui fondato il 13 gennaio 1856 e che ora
ha numerose case religiose in Italia e nel mondo”. Don Baccilieri si spense
il 13 luglio 1893. Molti miracoli vengono attribuiti alla sua intercessione.
Il 3 ottobre 1999 Papa Giovanni Paolo II lo ha proclamato Beato, e il 13
luglio 2003 il piazzale della parrocchia è stato a lui dedicato, con una
cerimonia alla presenza del parroco di Reno Finalese don Oscar Bin, del
parroco di Finale monsignor Ettore Rovatti e del sindaco di Finale Emilia
Raimondo Soragni.
CHIESA DI RENO FINALESE,
I DANNI E IL RIPRISTINO
(Da un appunto dell'ingegner Roberto Luppi,
direzione lavori operativa)
Gli eventi sismici hanno danneggiato considerevolmente tutto il complesso
religioso: le murature, la struttura di copertura, le strutture di
orizzontamento interne quali le volte in laterizio e i controsoffitti in
arellato. La conseguenza più evidente degli eventi sismici è stata il crollo
della porzione sommitale del prospetto principale. Durante i lavori di
messa in sicurezza dei prospetti esterni, le macerie sono state rimosse dal
sagrato, cernite, divise, e in gran parte recuperate. Sono state anche
recuperate parte di bucrani, triglifi e metope che ornavano la trabeazione a
rilievo sottostante il timpano. Il soffitto in arelle interno della navata
centrale, intonacato e decorato, si presentava completamente fessurato e
parzialmente crollato in corrispondenza della controfacciata. Le navate
laterali, caratterizzate da volte ribassate a crociera costituite da laterizi
posati in foglio intonacati e decorati, sono quasi totalmente crollate. Fra
una volta e l'altra, archi a tutto sesto collegano i pilastri alla muratura
perimetrale esterna scandendo il ritmo delle campate.
Intervento prioritario e propedeutico a tutte le lavorazioni è stata la
realizzazione di strutture di puntellamento e messa in sicurezza delle volte
e delle murature o delle porzioni di esse rimaste in opera. Le superfici
dipinte rimaste in opera sono state oggetto di pre-consolidamento e
bendaggio. Si è poi proceduto alla cauta rimozione dei materiali e delle
macerie presenti all’interno della chiesa, facendo un'accurata cernita e
catalogazione del materiale recuperabile. I lavori strutturali e di
consolidamento sono consistiti nel ripristino delle murature gravemente
fessurate, nell’inserimento di cordolature armate e catene di rinforzo, e nel
ripristino e consolidamento delle strutture di copertura. Sono state
ricostruite le porzioni di volta crollate dove possibile riutilizzando i laterizi
recuperati dalla cernita delle macerie. Successivamente alla ricostruzione
si è proceduto al consolidamento estradossale delle stesse.
Internamente tutte le superfici decorate sono state oggetto di pulitura a
secco da depositi parzialmente coerenti con l'ausilio di pennelli, spazzole e
aspiratori. In corrispondenza di macchie e percolamenti causati da
infiltrazioni a seguito di movimenti della copertura indotti dal sisma, si è
proceduto alla puntuale e localizzata pulitura a mezzo di impacchi previo
preconsolidamento della pellicola pittorica. In corrispondenza
dell’intonaco distaccato dal supporto, si è intervenuti con iniezioni di
consolidamento. In generale, per ciò che riguarda le operazioni di
integrazione, si è proceduto con il ricollocamento di laterizi o frammenti di
intonaco dipinto caduti e recuperati. In corrispondenza di cadute e
mancanze di intonaci si è proceduto al loro ripristino mediante
applicazione degli strati di rinzaffo e di finitura. In corrispondenza di
cavillature e piccole lacune si è proceduto alla stuccatura con malta di
supporto analoga alla malta dell’arriccio originale e a seguire
completamento delle stuccature e delle integrazioni con intonachino di
composizione analoga all’originale. In corrispondenza delle grandi lacune
dell'impianto decorativo a vista otto - novecentesco storico in volta e a
parete, si è proceduto con la riproposizione ex novo di filetti, fasce,
grottesche, elementi naturali e ripetitivi e floreali, dove l'analogia, la
simmetria con l'esistente o le foto d’archivio lo hanno consentito.
Per ciò che riguarda le superfici esterne, l’intervento ha previsto la
ricostruzione della porzione crollata della facciata principale previo cernita
e riutilizzo del materiale recuperabile. Tutti i triglifi, i bucrani e le metope
che costituivano la trabeazione sono stati recuperati, ricomposti, restaurati
e riposizionati nelle loro posizioni originarie. Le superfici caratterizzate da
lacerti di intonachino e le zone interessate da sagramatura nella porzione
inferiore del corpo centrale sulla facciata rimasta in opera non crollata
sono stati consolidati e restaurati. La finitura realizzata a base di latte di
calce e terre coloranti naturali con cromia analoga all’esistente, in
corrispondenza della muratura ricostruita, ha avuto come caratteristica
principale quella di lasciar trasparire la trama muraria dell’apparecchio
retrostante avendo cura che se ne riconosca la nuova realizzazione. Gli
intonaci sui prospetti laterali sono stati completamente ripristinati e
tinteggiati a calce con cromie analoghe alle esistenti. Sono stati anche
ripristinati gli impianti elettrici e il consolidamento del campanile
novecentesco.
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