PERSONE | Elena Coppi e la Cina | La diversità è una cosa seria. Va scrutata, fissata, salutata
Chi sei, da quale pianeta arrivi, di quale pasta sei fatta? Chicchi di riso in mezzo ad una ciotola di noodles.
“In Oriente i selfie li faccio con gli occhiali, così sono i volti dagli occhi di riso a parlare per primi nel mio obiettivo. E la mia è una continua ricerca di ciò che va oltre la mia zona di sicurezza: come nuovi volti e nuove culture. Perché per me la diversità è una cosa seria: va scrutata, fissata, salutata.
Essere approdata a Yongkang, nella regione dello Zhejiang, a due ore di treno veloce da Shanghai è un’esperienza di vita familiare e professionale. Ho da pochissimo raggiunto mio marito, che per lavoro è qui dal 2021. L’ho raggiunto nel paese del tè e di tanto altro. Qui lavoro anch’io ma la mia è soprattutto un’esperienza personale, intima. Una scelta fatta non più da giovanissima, non per stanchezza o insofferenza ma per il bello di “curiosare” il mondo.
Ci vuole curiosità nell’aprirsi a tutto ciò che è altro da te e disponibilità ad esporsi alla diversità per ricercare e apprezzare la differenza. Differenza non solo per se stessi, ma con gli altri perché la diversità va scambiata.
I cinesi mangiano in ogni momento della giornata. Cucinano il fiore di loto. Durante la pausa pranzo dormono in ufficio con tanto di brandina. Suonano i clacson senza arrabbiarsi, fanno shopping in pigiama, urlano per parlare del più e del meno e se cercano un compagno o una compagna per la vita, lo scrivono nelle bacheche dei supermercati…
Bisogna capire il perché di tanta diversità, prima di giudicarla, mettendosi ad un livello di narrazione umile che non è né quello dell’intervista ma nemmeno dell’interrogatorio. Ciò non vuole dire che va accettato tutto dell’altro o dell’altrove, ma va discusso, organizzato, ragionato.
Per me, ora, la diversità è una fotografia tridimensionale che riporta il tempo alla lentezza ragionata, perché la vita scorre troppo in fretta per non essere presa sul serio e con calma. È come il cerimoniale del tè. Un proverbio cinese dice che il primo sorso è per il gusto, il secondo per il piacere, il terzo per l’occhio, il quarto infuso per il rilassamento.
La diversità va maneggiata a piccoli sorsi, ascoltando le foglie riempirsi di colore, senza filtri e sovrastrutture. Se la diversità viene in pace è merito dell’intelligenza emotiva, non di quella artificiale. In sostanza sto esplorando come fa Scotty - il nostro “Super gatto” che ha viaggiato con noi sino a qui- che si interroga su cosa c’è oltre il giardino: anche per lui la diversità “viene in pace” e ha il sapore di croccantini al gusto di “anatra pechinese”.
Mi chiamo Elena, ma la maggior parte delle persone mi conosce come Milady: ovunque vada rimango me stessa nella mia eleganza, condita da semplicità, discrezione e ironia. Amo il volontariato, i profumi, la cioccolata e -ora più che mai- anche il tè”.
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