PERSONE | Carolina Paltrinieri | La fotografa pluripremiata che denuncia per migliorare
di Francesca Monari
Ci sono PERSONE che fanno la differenza e che meritano di essere messe in luce e lei è una di queste. La fotografia è la sua anima e l'ha spesso portata in Africa. A voi il suo racconto.
“Sono nata nel 1989, sono di Finale Emilia e faccio la fotografa dal 2012. La passione per questo mestiere è nata dopo una tesina su Nan Goldin che raccontava con immagini la piaga dell'AIDS negli Stati Uniti; fu in quel momento che capii che volevo raccontare anche io. La fotografia è la mia anima. La fotografia mi ha spesso portato in Africa. Il primo viaggio fotografico è stato in Zambia nel 2011. Poi negli anni sono stata in Sudan, Ghana, Zimbabwe, Uganda e Etiopia. L'Etiopia è ormai una seconda casa, lì vado dal 2013 ogni anno più volte l'anno. Lì collaboro con una Onlus che ha sede a Cento (Fe) e si chiama AMICI DI ADWA. I primi anni ad Adwa passavo le giornate in sala operatoria con i chirurghi a fotografare le operazioni, molti non hanno documenti per ricostruire e tener tracciata la storia clinica del paziente quindi è importante avere le fotografie.
Nel tempo oltre a occuparmi di fotografia e di comunicazione, ho frequentato masterclass sul fundraising. Il fundraiser fa qualcosa di straordinario. Non si tratta “solo” di chiedere soldi ma di costruire, coltivare e curare connessioni profonde con i donatori: oltre per Amici di Adwa, lo faccio anche per AMOA ETS; loro sono oculisti ed ottici che da 26 anni lavorano in 9 paesi africani e in Italia. Difendono la vista collaborando con strutture in Africa, formano il personale e inviano strumenti e macchinari. Queste collaborazioni mi permettono di scoprire storie e progetti che spesso faccio diventare lavori fotografici personali che poi propongo ai giornali e dalle quali produco mostre, libri e materiale da mandare ai concorsi.
Il progetto personale che ho più a cuore è "Prisoner Mothers"; per 3 anni ho raccontato la condizione delle donne detenute nel carcere di Adwa con i loro figli. Da questo progetto è nato poi un video, una mostra e un libro fotografico "Prisoner Mothers - Diario di un reportage"; pubblicato su L'espresso ha ricevuto importanti riconoscimenti anche internazionali. Ora sto lavorando ad un nuovo progetto, "Dormi & Sogna" anche questo oltre alle fotografie avrà un video e un libro fotografico. Un racconto sull'Etiopia ferita dalla guerra che vedrà la luce in ottobre.
Sono tanti i momenti toccanti che vivo facendo questo lavoro. In Uganda ad esempio; stavo lavorando ad un progetto sulla discriminazione verso le disabilità dei bambini e nella foresta io e il ‘fixer’, ovvero la persona del luogo che di solito mi accompagna durante i miei lavori per mediare con la popolazione ed aiutarmi ad inserirmi, abbiamo trovato un bambino che era stato portato lì dai genitori per curarlo con la stregoneria. Il bambino era in condizioni igieniche e fisiche drammatiche; condizioni fotografate per essere poi mostrate ai genitori ignari che una volta viste le foto tornarono a riprenderlo e lo portarono nel collegio dei francescani che si occupano dei bambini con disabilità. Forse quelle foto gli hanno salvato la vita. Anche questo devono fare le fotografie per me, denunciare per migliorare.
In Italia oltre ad occuparmi di comunicazione e campagne di raccolta fondi collaboro anche con agenzie web e di comunicazione per lavori sia fotografici che video. Poi da alcuni mesi ho iniziato a collaborare, con gli stessi intenti, con la struttura a servizio dell’area nord, Hospice San Martino. Un contesto nuovo e stimolante. Quindi si, di fotografia si vive, basta mettersi in discussione, trovare compromessi ed accendere la curiosità”.
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