Nonantola, il Comitato promotore del referendum abrogativo: “Contro l’autonomia differenziata, sì all’Italia unita, libera e giusta”
NONANTOLA - Nota stampa da parte del comitato promotore di Nonantola per il referendum abrogativo della Legge sull’Autonomia differenziata, composto da Cgil, Anpi, Acli, Pd Nonantola, Nonantola Attiva, Il Futuro Adesso, Nonantola Progetto 2023, Mvimento 5 Stelle Nonantola, Civici Nonantolani, Lega Ambiente Nonantola, Auser:
"È iniziata da alcuni giorni la raccolta firme promossa da Associazioni, Sindacati e partiti del fronte progressista, per il referendum abrogativo della legge Calderoli che, introducendo disposizioni per l'attuazione dell'autonomia differenziata delle Regioni a statuto ordinario, mette a rischio l’unità democratica del Paese, oltre ad impoverire cittadini e lavoratori del Sud e del Nord. Alla raccolta “cartacea” si è affiancata in questi giorni la possibilità di firmare online, aprendo il link: https://pnri.firmereferendum.giustizia.it/referendum/open/dettaglio open/500020
Sono ben 23 le materie che, secondo la legge, ciascuna regione potrà chiedere e amministrare in via esclusiva: dall’ambiente alla salute, dall’istruzione ai trasporti, dall’energia all’industria, dalla protezione civile alla ricerca scientifica e così via. Il risultato sarebbe che tutti i cittadini e le cittadine, sia abitanti nelle regioni meridionali e sia in quelle settentrionali, pagherebbero il prezzo di un’Italia delle piccole patrie, irrilevanti in Europa e nel mondo.
Mentre l’attribuzione alle Regioni di alcune di queste materie è stata espressamente subordinata alla determinazione dei relativi Livelli Essenziali di Prestazione, previsti in realtà da molti anni, ma mai seriamente individuati, altre materie possono essere concesse in maniera immediata (Piemonte, Lombardia, Veneto e Liguria già ne hanno avanzato richiesta); per fare un esempio: in materia di Protezione Civile, ogni regione potrebbe reclutare direttamente il personale, decidendo quale salario, quali diritti, tutele e compiti svolgere, mettendo in discussione il Contratto collettivo nazionale di lavoro che rappresenta un pilastro dell’unità e della coesione del Paese. L’autonomia differenziata, inoltre, potrebbe solo peggiorare la già allarmante situazione degli incidenti e delle morti sul lavoro: con la competenza legislativa su salute e sicurezza alle regioni, ciascuna potrà decidere quanti ispettori assumere e con quali requisiti, come organizzare ispezioni e prevenzione, il tutto in una competizione al ribasso sulla pelle di lavoratori e lavoratrici.
Verrebbe poi smantellata l’istruzione pubblica: ogni regione potrebbe assumere i propri insegnanti e decidere i programmi scolastici, minando così l’identità culturale del Paese. A pagarne le spese saranno gli studenti e le studentesse, che perdono il diritto ad una istruzione nazionale, aperta al mondo, ma ne pagheranno le conseguenze anche i cittadini e le cittadine di domani, perché affronteranno il mondo con un’istruzione ristretta e provinciale. Per non parlare del Sistema Sanitario Nazionale a cui l’Autonomia Differenziata darà la spallata decisiva, aumentando le diseguaglianze fra Regioni e accrescendo il divario Nord/Sud, dove già oggi chi nasce in meridione ha un’aspettativa di vita più ridotta rispetto a chi nasce in settentrione: ai principi costituzionali di pari diritti e pari opportunità si sostituirà la logica che potrà curarsi solo chi ha risorse, a seconda della Regione dove nasce. Sarebbe un colpo mortale alla Costituzione democratica e antifascista. I padri e le madri costituenti, che avevano ben presente quanto l’Italia uscita dal fascismo e dalla guerra fosse disgregata e frammentata, posero nella Carta due principi fondanti per l’unità dello Stato e della democrazia:
1) la parità dei diritti, senza distinzione di genere, di età, di condizione sociale;
2) il sistema di welfare pubblico e universale, fondato sul principio di solidarietà, per cui ogni cittadino deve contribuire con una tassazione proporzionale al reddito che consenta di redistribuire con equità la ricchezza prodotta dal Paese.
Ebbene, la legge Calderoli cancella, nei fatti, questi pilastri, al punto che “concede” che il ‘residuo fiscale’ rimanga alle regioni più ricche, distribuendo i finanziamenti in base alla spesa storica della regione nell’ambito specifico in cui questa chiede l’autonomia. È la secessione dei ricchi– come ha scritto il prof. Viesti– perché potranno essere concesse competenze che trasformeranno Regioni, come la Lombardia e il Veneto, in vere e proprie Regioni- Stato, producendo lesioni drammatiche nella capacità del Paese Italia di fare politiche pubbliche e di avere un ruolo a livello internazionale! Un paese Arlecchino, litigioso e squilibrato, di cui tutti i cittadini devono conoscere i rischi e, per questo, devono mobilitarsi insieme a tutte le istituzioni e le forze democratiche, aderendo in massa alla raccolta firme per il referendum abrogativo, prima e andando a votare, poi, quando sarà indetto il referendum. A fronte di ciò, in quanto rappresentanti del territorio e della comunità, riaffermando l’ottica unitaria e di coesione del Paese, nonché i principi di parità di diritti, inclusione, partecipazione, sussidiarietà e sovranità popolare, respingiamo la prospettiva di divisione dei cittadini e del Paese avanzata dalla legge Calderoli e invitiamo la cittadinanza ad aderire alla raccolta firme e ad esprimere un forte SÌ alla sua abrogazione al momento del referendum. A questo fine, ci impegniamo a lavorare su un possibile pronunciamento delle istituzioni locali in tal senso".
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