A Mirandola non li hanno visti arrivare – L’ANALISI
A Mirandola ha vinto la destra per meriti suoi o perchè ha perso la sinistra?
Letizia Budri, l'architetta che ha fatto fuori prima il dentista, poi il preside e pure il manager, da neoleader del centrodestra la vede come una vittoria tutta dovuta al lavoro di squadra, ai tanti sostenitori e militanti che hanno convinto i mirandolesi di destra che non si erano presentati al primo turno, a venire al ballottaggio. Il che è certamente vero, anche se bisogna far notare che all'appello di elettori del centrodestra ne mancano comunque tanti: Budri al primo turno aveva 5.128 voti, al secondo 4.947: 181 persone hanno dato buca in queste due settimane. E, a dirla tutta, in cinque anni di voti il centrodestra ne ha persi ancora di più: l'ex sindaco Alberto Greco era stato eletto con 6.041 preferenze. Mille persone in più.
Nel centrosinistra le cose sono andate un po' meglio. Se guardiamo solo ai numeri, anche qui in cinque anni il centrosinistra perde voti: è passato dai 5.483 che prese il candidato Roberto Ganzerli del 2019 ai 4.742 di Carlo Bassoli, ma ha perso quindi "solo" 741 voti.
Quindi sì, nel centrodestra sono stati bravi a portare al voto i loro, specie la Lega di Guglielmo Golinelli, ma potevano fare meglio (specie se gli alleati si fossero dati più da fare, osserva qualcuno pensando in particolare ai meloniani). E se hanno vinto è anche per la debacle che ha avuto il campo largo della sinistra.
Carlo Bassoli la vede così: "Sapevamo che ci mancavano un centinaio di voti, e siamo caduti su quello". Analisi laconica ma corretta: il manager del biomedicale partiva dai 4354 voti del primo turno e ne ha recuperati in più appena 388.
Ne servivano di più.
Perchè se anche qui militanti e sostenitori del Pd sono stati bravi ad andare a cercare tutti quelli che non avevano votato la prima volta - quelli del Pd: si può dire lo stesso delle liste collegate, a partire da quella del dottor Stefano Toscani? -, allora non si spiega cosa è successo ai voti dei Cinque Stelle e soprattutto ai voti di Più Mirandola.
Capire che fine hanno fatto i 462 voti del pentastellato Giorgio Cavazza è facile, se si guarda al passato si può intuire che gli elettori grillini sono rimasti a casa al ballottaggio, esattamente come accaduto nel 2019.
Ok, e i 1452 voti di Giorgio Siena? Che fine hanno fatto? Cosa è successo all'apparentamento letto, firmato e sottoscritto con Bassoli?
C'è chi dice che Siena ha valutato male il suo elettorato. Che non tutti hanno dimenticato le critiche, i distinguo, i motivi di rottura visti in questi anni. Che bastava una dichiarazione di voto, un sostegno esterno: l'apparentamento con il Pd è stato visto come un abbraccio mortale.
La maledizione del centrosinistra a Mirandola: senza Pd non si vince, col Pd si perde. In ogni caso, ancora una volta si è perso.
Ma facciamo una lettura di genere di queste elezioni. Vediamo allora che forse l'errore - in questo territorio tradizionalmente di sinistra - è stato nel non candidare una donna. Il Pd ha vinto ovunque candidasse donne: a Nonantola, a Soliera, a Concordia, a Bastiglia, a Ravarino. Dove non lo ha fatto - a Cavezzo, a San Felice e a Mirandola - ha perso.
Fa sorridere infine che il segretario Pd Roberto Solomita parli di un "centrosinistra che si conferma saldamente al governo del territorio provinciale". Nella Bassa oggi ci sono tre comuni governati dal centrodestra (Mirandola, San Felice e Cavezzo), si era cominciato con Finale Emilia e poi nel 2019 erano due (Mirandola e San Felice): è un aumento del 50%.
Insomma, va sempre peggio per il centrosinistra. Ma si sa, poco importa a Modena quel che succede in d'la Basa.
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