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04 Maggio 2026
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Per le imprese ceramiche di Finale Emilia chiesti due milioni di euro di tasse

 
Sono cinque, grandi, e assieme costituiscono il polo ceramico di Finale Emilia di via Panaria Bassa. Ma adesso su Panaria, Marazzi, Atlas Concorde, Moma e Abk arriva la batosta del Comune di Finale Emilia. Dopo avere incassato da queste 380 mila di Tari per gli anni 2018, 2019 e 2020, adesso ne chiede ancora. Altri 2,3 milioni di euro. La cifra monstre deriva da un calcolo fatto nell'ufficio tributario del Comune in base a una interpretazione di legge che viene subito contestata dalle aziende. 

«Questa azione di accertamento operata dal Comune è quasi solitaria – fa notare Confindustria Ceramica – Risulta che una simile posizione sia stata assunta da pochissime altre Amministrazioni, rispetto ai 7.896 comuni italiani, nessuna in Emilia-Romagna, nessuna ove siano insediate imprese ceramiche».

L’iniziativa trae origine da un orientamento della Corte di Cassazione, peraltro contestato in dottrina, che supera di fatto la norma primaria. La legge infatti, sancisce, in modo inequivoco, che la quota di superficie dove si formano rifiuti speciali (come quelli prodotti dalle aziende ceramiche) è del tutto esclusa, a monte, dal prelievo, senza distinzioni di sorta. Una diversa applicazione si porrebbe potenzialmente in contrasto con i principi europei e costituzionali.

«Verrebbe infatti sostanzialmente disatteso il principio europeo del ’chi inquina paga’ e si conferirebbe ad una tassa la natura di imposta – dice Confindustria – Con la sua azione, che non ha riguardato tutte le imprese del territorio, il Comune chiede alle cinque imprese ceramiche insediate il versamento di circa due milioni e 350mila euro complessivi che si aggiungerebbero a circa 380.000 euro già richiesti a titolo di Tari nello stesso periodo. Si tratta di importi, evidentemente cospicui, che in passato non erano mai stati oggetto di pretesa in quanto non dovuti per legge e non previsti dallo Regolamento Tari del Comune. Va anche ricordato che eventuali extra- gettiti che fossero raccolti dal Comune con questa azione non potrebbero essere utilizzati per affrontare altre spese, ma resterebbero vincolati alle attività di gestione del servizio rifiuti urbani. La validità giuridica di questa singolare politica tributaria adottata dal Comune, in presenza di una conclamata incertezza interpretativa, è ancora tutta da verificare nelle sedi preposte. Essa però può, con ogni evidenza, comportare un indebolimento del comparto ceramico finalese con riflessi anche sulla programmazione degli investimenti».

Le imprese ceramiche insediate a Finale Emilia contribuiscono alla ricchezza del territorio assicurando lavoro stabile ad oltre 600 persone e garantendo ulteriore occupazione indiretta e reddito grazie all’indotto generato e versano al Comune oltre 130.000 euro all’anno, pur non beneficiando di un servizio pubblico di raccolta rifiuti. «A questi non possono aggiungersi ulteriori 530 mila euro all’anno di quota fissa riferibile alle aree produttive».

«Le imprese ceramiche insediate da 50 anni a Finale hanno contribuito in modo significativo allo sviluppo economico e sociale di quel territorio e vogliono proseguire a lavorare qui – ha aggiunto il vicepresidente di Confindustria Ceramica Emilio Mussini - Anche dopo il terremoto le imprese non se ne sono andate. Per questo dovremmo avere un patto ideale con le Istituzioni locali teso a migliorare le dotazioni infrastrutturali e rendere quest’area più attrattiva e con nuove opportunità per tutti, persone e imprese, che permettere di disegnare un nuovo sviluppo sostenibile per questo territorio. Invece l’azione del Comune in tema di tassazione locale ci lascia molto perplessi. Un’azione solitaria e avventata. Nessun’altro Comune in cui sono insediate imprese ceramiche ha avanzato una pretesa simile, basata su un’interpretazione discutibile di una norma che invece in modo evidente esclude le area produttive dalla tassazione. Di fronte alla pretesa di una imposizione e addizionale che non ha paragoni in altre aree territoriale, non potremo che continuare ad opporci»

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