Nuova targa per il cippo in onore di Lucia Sarzi a Camposanto
In occasione della Festa della Liberazione, giovedì 25 aprile, alle 10:00, presso il parco di Largo Sarzi di Camposanto, verrà inaugurata la nuova targa fatta realizzare dalla sezione ANPI di Camposanto per il cippo in onore di Lucia Sarzi.
CHI ERA LUCIA SARZI Lucia Evelina Ofelia ( Acquanegra sul Chiese 1920 – Modena 1968), la primogenita di Francesco e Linda, tre nomi che la collocano già nella grande famiglia del teatro, nasce in  un paese al confine fra Mantova e Cremona, durante il giro di spettacoli che la giovane compagnia itinerante Sarzi – Allegrini va conducendo.
Il suo è un destino prefigurato. Sarà nomade. Capace di uscire dal tetto. Terrà le parole in altissimo conto. Vivrà con poco. Non avrà timore dei colpi di scena. Crescerà  fra le assi del palcoscenico, educata dai suoi al valore primario del sapere – lettrice appassionata per tutta la vita -, e a quell’istintivo amore di libertà che da sempre appartiene alla gente di teatro.
Negli anni del fascismo, Lucia indossa come una seconda pelle i ruoli drammatici che le consentono, grazie alla finzione scenica, di alimentare fra il pubblico la vena sotterranea dell’opposizione al regime. Vedendola fiammeggiare nei panni di Tosca gli animi ribollivano, e intorno a lei si raccoglievano gruppi di giovani che più tardi avrebbero costituito l’ossatura della Resistenza.
Arrestata per la prima volta ad Alessandria nel gennaio 1940 per avere ingenuamente tentato una cospirazione insieme al fratello Otello, sconta due mesi di carcere e la condannano a due anni di ammonizione.
Nel giugno di quell’anno, mentre il paese entra in guerra, la compagnia si trasferisce a Parma e lì Lucia prende contatto con il partito comunista, che le affida il compito di ricucire le fila disperse dei militanti nella vicina provincia reggiana. Ha vent’anni, e la sua azione cospirativa compie un salto di livello, coperta e propiziata dal teatro, fino a quando l’organizzazione le richiederà di diffondere stampa clandestina da Milano alla Romagna. Fra la primavera e l’estate del ’43, presso la tipografia nascosta nelle campagne di Correggio, la giovane attrice e Giorgio Amendola, appena rientrato dall’esilio in Francia, comporranno alcuni numeri de L’Unità .
Sul finire del 1941 Lucia aveva incontrato Aldo Cervi, e da quel momento in poi le due famiglie avrebbero vissuto e operato in stretta correlazione, condividendo slanci e difficoltà , fino all’epilogo tragico del dicembre 1943.
Dopo la cattura dei Cervi – che lei e Otello cercheranno invano di liberare – e la loro fucilazione, Lucia si rifugia con i suoi a Casalbellotto, nella bassa cremonese, il paese del suo futuro marito Franco Bernardelli.Â
Arrestata in seguito a una delazione, resta in carcere a Reggio Emilia fino a luglio, raggiungendo poi nell’autunno i genitori e la sorella a Massa Lombarda, sul fronte del Senio martoriato dalle bombe,
Dopo la liberazione Lucia si stabilisce con il marito – maestro elementare – e i due bambini che nasceranno, a Camposanto sul Panaro, dove condurrà solo apparentemente una vita da casalinga, ma senza rinunciare al teatro – reciterà con le compagnie di passaggio e allestirà durante l’estate, con i fratelli e con Franco, fortunati spettacoli di burattini, come Biancaneve – né all’impegno politico, consigliere comunale nel suo paese e fra i dirigenti provinciali dell’Anpi modenese.
A soli quarantotto anni, per una grave malattia, Lucia muore a Modena il 19 febbraio del 1968. Due sere prima era stato presentato in prima nazionale a Reggio Emilia il film di Gianni Puccini I sette fratelli Cervi, che avrebbe proiettato per la prima volta la sua figura – interpretata da Lisa Gastoni – a livello nazionale.
di Laura Artioli, Biografa di Lucia
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