Taglio del nastro per la mostra “(In)curabile bellezza”: l’arte come riscatto dalla detenzione
MODENA- Gli sguardi fieri delle pescatrici del Delta del Po e quelli delle detenute di Modena. Storie diverse che si sono incrociate all'insegna della dignità e del riscatto e che ora rivivono grazie all'arte, in particolare ai collages.
Taglio del nastro nella sede dell'Assemblea legislativa dell'Emilia-Romagna per “(In)curabile bellezza. Donne che fanno comunità”: mostra che racconta l’esperienza del laboratorio di educazione all’arte che ha fatto incontrare la comunità, forte e coesa, delle pescatrici del Delta del Po con un gruppo di detenute e da cui è nato un rapporto molto forte che, a detta di tutte, ha arricchito entrambi i gruppi. Quell’esperienza è diventata una mostra d’arte: “(In)curabile bellezza. Donne che fanno comunità”, curata da Federica Benedetti con opere di Chiara Negrello, Marianna Toscani e del Collettivo No Name della sezione femminile del carcere Sant’Anna di Modena.
"Queste foto raccontano l'incontro di due realtà che lottano contro tante difficoltà: le donne al lavoro e le donne in carcere. È un modo per far sentire la voce delle donne anche fuori dal carcere, ricordando anche come il carcere sia organizzato su modelli prettamente maschili: non dimentichiamoci mai che i suicidi femminili sono il doppio di quelli maschili"- spiega la vicepresidentessa dell'Assemblea legislativa Silvia Zamboni, mentre il garante regionale dei detenuti Roberto Cavalieri sottolinea: "Abbiamo voluto portare in Assemblea legislativa un esempio di lavoro comune e di impegno di coraggio da parte di tutte le donne: dobbiamo affrontare i problemi delle donne in carcere che, come i rom, i sinti e altri gruppi, fanno parte delle minoranza carcerarie: è l'ora del coraggio, conosciamo il tema, conosciamo il problema, ora dobbiamo risolverlo".
"Una narrazione nuova che raccoglie qualcosa di apparentemente inconciliabile come la durezza del luogo in cui tutto ciò è avvenuto: la nascita di inspiegabile bellezza"- spiega Caterina Liotti, fra le organizzatrici del progetto che è stato illustrato da Federica Benedetti.
Una storia che è diventata anche "Collettivo No Name", pubblicazione curata da Caterina Liotti, edita da Mucchi (XXI pubblicazione della Collana Storie Differenti del Centro documentazione donna), e che fa da catalogo alla mostra “(In)Curabile bellezza. Donne che fanno comunità”. Il volume raccoglie testi che Anna Perna, Paola Cigarini e Caterina Liotti hanno scritto sui temi della sorellanza, dei bisogni disattesi e della spersonalizzazione. Significativi poi i contributi di contestualizzazione dell’operazione realizzata, forniti da Grazia Zuffa, autrice di ricerche nazionali sul tema, che inquadra nel contesto italiano le problematiche legate alla detenzione femminile, e da Claudia Löffelholz, direttrice della Scuola di alta formazione Fondazione Modena Arti Visive, che indaga su come il linguaggio dell’arte possa aiutare a costruire una società più inclusiva, empatica e solidale.
Presenti all'inaugurazione anche le consigliere regionali Nadia Rossi, Francesca Marchetti e Mirella Dalfiume nonché il difensore civico regionale Guido Giusti.
La mostra sarà visitabile fino al 15 marzo, dal lunedì al venerdì dalle ore 9.30-18, nella sede dell'Assemblea legislativa dell'Emilia-Romagna in Viale Aldo Moro 50 a Bologna.
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