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04 Maggio 2026
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Suicidi in diretta, sesso, molestie e bullismo: ecco cosa vedono bambini e ragazzini di San Felice quando vanno sui social

SAN FELICE SUL PANARO - Quali sono le cose brutte che succedono sui social? Le risposte sono da galleria degli orrori: un suicidio in diretta, video di persone morte, di animali torturati, sesso spinto. E se si pensa che a darle sono stati bambini e ragazzini, bambine e ragazzine tra i 9 e i 14 anni c'è da rabbrividire.
Ma è la realtà con cui i nostri figli e nipoti si confrontano ogni giorno quando hanno il telefonino in mano.

Sono i risultati dell'indagine promossa da Comune di San Felice sul Panaro, Istituto comprensivo e Ausl e presentati domenica nel corso dell'incontro "Like - Giovani e social Media". Nel corso della conferenza, moderata dall’assessora ai Servizi Sociali Elisabetta Malagoli, i dati raccolti ed elaborati dalla mamme dell'associazione genitori Crescere Insieme sono stati analizzati dall’assessora all’Istruzione Elettra Carrozzino, dalla sociologa Milena Casalini, dalla psicologa Greta Neri, dalla docente Maria Coriglione e dal segretario provinciale del Sindacato Unitario dei Lavoratori della Polizia Roberto Butelli. La fotografia è sui minori sanfeliciani, ma è generalizzabile anche per chi vive altrove. Perchè se è vero che vivere in provincia e in campagna tiene lontani dai pericoli delle periferie violente delle metropoli, coi social siamo tutti esposti alle brutture del mondo. Una grande finestra affacciata sull'orrore.

 

I risultati della ricerca

Protagonisti della ricerca sanfeliciana sono stati 420 alunni delle classi IV e V della scuola primaria “Muratori” e delle classi I, II e III della scuola secondaria di primo grado “Pascoli” dell’Istituto Comprensivo di San Felice Sul Panaro: sono di età compresa tra i 9 e i 14 anni. Hanno raccontato che usano il cellulare molto e spesso, e si mostrano consapevoli sia di essere in qualche modo "dipendenti" dal telefonini sia che il web è un luogo impervio e pericoloso, ma lo frequentano lo stesso. Perché? Perché si sentono meglio nel virtuale che nel reale. E perché lì non ci si annoia.

Eppure ad andare nel dettaglio a chiedere loro cosa trovano di bello e interessante sui social le risposte sono disarmanti: ai bambini e ai ragazzini piacciono i video delle gente che cade, i video di animali carini, i meme divertenti. Cose banali in confronto alle cose terribili e negative che sono costretti ad affrontare.

Una piccola sanfeliciana  - di cui non è stata rivelato nè il genere nè l'età - ha ad esempio raccontato che sotto a una sua foto più di 50 "amici" hanno commentato che fosse brutta e grassa. invitandola a non farsi più vedere. Uno le ha persino consigliato di farsi esplodere.
Tanti compagni di scuola hanno riportato di avere ricevuto approcci molesti da persone sconosciute, foto di parti del corpo intime non richieste, di aver ricevuto direct da persone che si fingevano altri. E ancora, episodi di bullismo, il grande dolore di quando hanno ricevuto brutti commenti, o di quando il loro account è stato bannato o hanno perso follower, la rabbia per aver esaurito la carica elettrica o l'ansia di non avere connessione.

I dati presentati riguardano anche i social più usati dai sanfeliciani tra i 9 i 14 anni, che sono, nell'ordine: Whatsapp, Tik Tok, Instagram e Youtube 

L'analisi


Come ha spiegato Maria Coriglione,"Giusto in quarta elementare non navigano di notte, poi si connettono anche alla sera. Petrarca nel 1300 scriveva della sua "Cameretta che già fosti un porto", e la cameretta anche per questi studenti è ancora un porto. Solo che il rilassamento che dovrebbero trovare nel sonno lo trovano nelle chat e nei video" . Cosa fanno i bimbi sanfeliciani on line? "Principalmente chattano -  tutti e spesso - e giocano ai videogame. Ma usano anche internet per ricerche di scuola, per mandare mail. On line sperimentano nuove modalità per imparare le tabelline, la matematica, le lingue, cosa utile soprattutto chi fa fatica ad approcciarsi a determinati argomenti. Non è tutto negativo, insomma".

Ma, avverte Roberto Butelli del commissariato di Polizia di Mirandola: "Non si parla mai dei rischi sui social. Gli stessi adulti che dovrebbero essere più informati in realtà non lo sono: c'è una esplosione delle truffe on line, faticano a distinguere il bene dal male e vengono truffate"
Per i giovani, oltre a quelli delle truffe, i rischi sono la pedofilia hate speach, cyberbullismo. "La scuola deve fare già tante cose - incalza Butelli - di quanto accade on line deve occuparsene la famiglia. Tra i ragazzi l'incompetenza digitale è ampia, solo il 35% discerne e capisce cosa accade, nonostante siano tutti costantemente connessi. Inoltre tra genitori e ragazzi il divario digitale è enorme, tanti non capiscono il funzionamento dei social che usano i figli".

"Facebook e Youtube  - avverte Butelli - hanno filtri importanti, in altri social non è così. Twitter non impedisce ad esempio la pornografia, basta mettere un like e si apre un mondo. Whatsapp, Telegram, Snapchat non hanno gli stessi livelli di filtri". E quindi passa di tutto. Suicidi, violenze, pedofilia eccetera eccetera

Le conclusioni

La presentazione dell'indagine è stata un’occasione di riflessione molto importante per genitori, insegnanti e amministratori, nell’ottica di una corresponsabilità educativa e di progettualità mirate. Come ha spiegato l'assessora Carrozzino nelle conclusioni, "Servono ambiti per un coinvolgimento dei più giovani nel reale, politiche per lo sport, idee mirate. Iniziative più vicine ai ragazzi, da organizzare nei pomeriggi".

Alcune slide dell'indagine

 

 

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