Da Mirandola a Trieste, Raffaele Bruschi nella spedizione che ha scoperto un nuovo ramo del fiume Timavo
Nella Bassa Modenese tra il Panaro, il Secchia, i canali, e i cavi, di fiumi ce ne intendiamo certamente. Non è quindi un caso che ci sia un po' di Bassa Modenese, nello specifico un po' di Mirandola, nella sensazionale scoperta che è stata fatta nel sottosuolo di Trieste. Dove gli speleologi hanno individuato e raggiunto un nuovo tratto inesplorato del fiume Timavo, a meno 300 metri sotto la superficie terrestre. In questo gruppo di esploratori c'era Raffaele Bruschi, biologo mirandolese ora di stanza all'Università di Trieste, che ha fatto parte della spedizione nel sottosuolo triestino
La scoperta degli speleologi della Società adriatica è di altissimo valore scientifico. Ma è anche una scoperta storica dal punto di vista territoriale, dal punto di vista esplorativo e di valore umano ma anche geografico, perché le ultime, e le uniche dimensioni terrestri ancora inesplorate, sono, appunto, quelle del sottosuolo terrestre.
Raffaele Bruschi racconta che
Da quando sono a Trieste per studio, mi sono unito alla Società Adriatica di Speleologia. In questi tre anni ho lavorato con loro ad uno scavo che andava avanti da due decenni: l'obiettivo era raggiungere il Fiume Timavo e aprire la terza finestra italiana sul fiume, ripercorrendo le orme di Lindner, lo scopritore dell'abisso di Trebiciano, 150 anni fa.
Un mese fa eravamo a -260 metri sotto la superficie, quando dopo ore di lavoro, dietro un muro di concrezione si è aperto un piccolo oblò. Una pietra caduta nel vuoto ha rivelato un pozzo enorme sotto ai nostri piedi, stimato profondo almeno 40 metri.Il 23 Marzo 2024, una squadra di 12 persone è entrata per la prima volta al mondo in questa nuova caverna. Io ero il sesto in cordata, responsabile dei campionamenti biologici e fisici. L'emozione era palpabile: se fino a 250 metri la grotta era già impegnativa, chissà quali pericoli ci avrebbero aspettato oltre. Ma l'emozione era tanta, e la sete di scoperta ancora di più.Alle 10 è sceso il gruppo di punta degli armatori, seguito mezz'ora dopo da noi. Davanti a me, un amico, Erik Carpani, e dietro di me un grande scienziato, il Dott. Massimiliano Blocher. In un'ora abbiamo raggiunto l'ormai "vecchio" fronte scavo, che per anni ci aveva accompagnato senza mai regalarci grandi soddisfazioni. Ma sapevamo che quel giorno ci avrebbe fatto il suo unico regalo, il più bello.Il gruppo di armo ha impiegato più del previsto: la difficoltà era alta."Ci servono moschettoni, anelli e una corda in più!" si sentiva da 15 metri più giù.Abbiamo preparato il materiale, lo abbiamo calato e atteso... quasi due ore.Poi, finalmente, un enorme eco arriva dal fondo, lontanissimo: "ARRIVATI SUL FONDO!"Un'onda di emozione mi ha travolto: stava per succedere davvero.Ho superato lo stretto pozzo che dava accesso al grande ambiente: immenso, nero, pauroso. Si vedeva tanta acqua in lontananza e si sentiva il fragore del fiume. Mi sono girato, ho guardato per un attimo il vuoto, mi sono attaccato all'ultimo frazionamento e mi sono calato.Piangevo, non riuscivo a parlare. Sapevo che tutto ciò era molto più grande di me. Erano le 17 del pomeriggio, eravamo partiti alle 10 del mattino, ero stanco morto, ma avrei voluto urlare al mondo intero:SIAMO ARRIVATI AL TIMAVO.
Guardo il fiume, guardo i protei.. eravamo stanchissimi, il pensiero di avere altre 3 ore di progressione in salita in condizioni atroci mi devasta.Ma mi sento libero, siamo stati dove nessuno mai.
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