Da impiegata a titolare di una camiceria: è iniziata così la seconda vita di Elena Gilioli
di Francesca Monari
MIRANDOLA - Prima di intraprendere questa "bellissima pazzia" Gilioli era impiegata presso una ditta che lavora per conto di una multinazionale per l’energia elettrica. In particolare gestiva le squadre di dipendenti che effettuano la sostituzione dei contatori e in più seguiva altri aspetti correlati.
Classe 1992, si è diplomata in Ragioneria indirizzo informatico e poi ha provato a proseguire con l’Università iscrivendosi alla Facoltà di Informatica, ma non terminando gli studi per vari motivi.
“Quest’anno, in un momento di bisogno di cambiamento, ho deciso di stravolgere per bene la mia vita e dopo aver consegnato la mia lettera di dimissioni mi sono buttata in una nuova avventura professionale; creo camicie su misura e vendo abbigliamento da uomo. D’altronde senza cambiamento non esiste miglioramento” - esordisce.
“Mi sono inserita nel settore quest’anno ma in realtà la mia esperienza comincia già in tenera età. Mia madre è una modellista da sempre e io sin da piccola ho trascorso molto tempo tra tessuti e macchine da cucire, quindi non è stato difficile approcciarmi a questo splendido mestiere. La precedente proprietaria la conosco da quando ero piccola e visto che era pronta per la pensione mi ha proposto di rilevare l'attività e ho accettato. Ad aprile mi ha assunta per darmi modo di imparare un po' tutto di questo nuovo mondo e a settembre l’attività è diventata mia” -prosegue.
Come ci si sente ad essere così giovani e allo stesso tempo avere già una responsabilità così grande?
“Per me è normale, sto proseguendo questa attività con naturalezza e allo stesso tempo con la voglia di migliorarla sempre di più” -risponde.
Quale fase del tuo lavoro ti da più soddisfazione e perché?
“La consegna, ovvero quando si presenta al cliente il risultato del suo investimento di tempo, denaro e di fiducia. I due momenti più soddisfacenti dell’intero processo sono: realizzare quello che per il cliente era un desiderio e per il sarto invece aver dato prova della sua abilità” - afferma.
Già perché San Francesco d’Assisi diceva che ‘Chi lavora con le sue mani è un lavoratore. Chi lavora con le sue mani e la sua testa è un artigiano. Chi lavora con le mani, con la testa e col cuore è un artista’.
A voi l’ennesima esemplare testimonianza di come il binomio talento/sacrificio riesca prima o poi a spalancare le porte ad un futuro lavorativo soddisfacente e concreto.
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