L’aumento della povertà preoccupa, Cgil: “Tenuta sociale a rischio”
"I dati diffusi dalla Caritas oggi evidenziano questioni su cui stiamo riflettendo da tempo: c’è un peggioramento oggettivo della condizione di lavoratrici e lavoratori, pensionate e pensionati anche in questa regione legato alle dinamiche generali che abbiamo osservato negli ultimi anni. Avevamo detto che i conflitti avrebbero peggiorato la condizione delle persone che rappresentiamo e così è stato, c’è un’ inflazione che ha galoppato per tre anni e nessuno l’ha fermata, oggi è arrivata al 17 % e incide sulle tasche di lavoratori e pensionati anche di questa regione"- è quanto denuncia Massimo Bussandri, segretario generale Cgil Emilia-Romagna.
"E c’è poi tutto l’enorme tema del fatto che oggi si è poveri anche lavorando, questo significa che dobbiamo ancora lavorare per raggiungere un obiettivo scritto nel Patto per il lavoro e il clima che è la qualità del lavoro, perché dietro la povertà lavorativa si cela una scarsa qualità del lavoro che riguarda soprattutto precarie e precari, lavoratrici e lavoratori cui viene imposto il part time, giovani che lasciano questa regione o lasciano il lavoro perché poco retribuiti- continua il seretario Bussandri- Nelle grandi città, a queste dinamiche, si aggiungono i costi per vivere, a partire da quello della casa che sta diventando inaffrontabile per famiglie, giovani e anziani soli. Si dovrebbe dare ulteriore impulso ai contenuti del Patto per il lavoro e il clima finalizzando ancora di più la formazione, in cui la Regione investe tanto, per le categorie più a rischio di povertà lavorativa e vigilare e impedire l’aumento dei costi dei servizi pubblici su famiglie e anziani soli che sono già in sofferenza".
"C’è poi il tema degli appalti, non solo pubblici ma anche privati, perché sappiamo tutti che nella filiera degli appalti si annida una fetta consistente di lavoro povero e irregolare. Quindi è necessario bandire gare di appalto che tengano conto della dignità retributiva e lavorativa, ma anche provare a strutturare una governance di tutto il sistema degli appalti e degli affidamenti dei privati. Poi c’è il tema della tenuta della sanità pubblica perché l’allungamento delle liste di attesa, le difficoltà in cui versa la sanità pubblica fanno sì che molte persone non siano in condizione neanche di curarsi e se si va, come sta già accadendo, verso la privatizzazione del sistema sanitario sempre meno persone potranno curarsi e ciò alimenterà ulteriormente la povertà. Infine, l’incremento occupazionale registrato ultimamente avviene tutto nei settori nei quali si concentra una maggiore fragilità contrattuale e contributiva mentre siamo al palo nella manifattura dove si assiste addirittura a un aumento del lavoro autonomo".
"La nostra Regione, nell'insieme di istituzioni e parti sociali, deve farsi presidio di un nuovo modello economico e sociale che parta dalla tutela degli ultimi, viceversa usciremo da questa fase di grandi incertezze con il rischio di un enorme dramma sociale"- conclude Bussandri.
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