Salvatore Rossi a San Felice racconta l’Italia e sferza le imprese: “Possiamo ambire a un nuovo Rinascimento”
Si è tenuto nei giorni scorsi a San Felice sul Panaro, presso la Sala Varà della sede di Sanfelice 1893 Banca Popolare, Salvatore Rossi presenterà il suo nuovo libro dal titolo “Breve racconto dell'Italia nel mondo attraverso i fatti dell'economia”.
L’evento è stato organizzato dalla Banca con il patrocinio del Comune di San Felice sul Panaro e con la collaborazione della Società editrice Il Mulino e dell’Associazione Politeia.
Salvatore Rossi, ex Direttore Generale della Banca d’Italia ed ex Presidente dell’Istituto di vigilanza sulle assicurazioni (IVASS), nonché attuale Presidente di TIM, ha dialogato con Alberto Orioli, vicedirettore de Il Sole 24 Ore, esplorando le opportunità concrete di un nuovo Rinascimento italiano.
Nel corso della serata, il consigliere del cda della banca Alberto Bergamini ha illustrato lo "sforzo per sostenere le iniziative culturali oltre ai ruoli istituzionali della banca". Poi Orioli ha spiegato come il libro di Rossi sia "un saggio scientifico divulgativo fino al sesto capitolo, poi c'è un clamoroso cambio di passo narrativo, con Leonardo che torna nell'epoca contemporanea".
Rossi realizza una fotografia puntuale dell'Italia, "basata su fonti certificate certe, si parla di distretti e scritto con semplicità. Si trae grande energia da questo libro - ha continuato Orioli - il titolo è una provocazione per chi vuole fare divulgazione, un tema ostico specie in economia
E' un libro sull'identità e come siamo percepiti nel mondo, scritto con il rispetto della parola e la deferenza propria dei matematici.
Rossi ha raccontato come la divulgazione sia difficile in realtà come la Banca d'Italia, una "torre d'avorio, scatola di barbagianni. Si studia l'economia in laboratorio, senza percepire odore, contatto fisico, come se ci fosse un velo davanti che impedisce di conoscere davvero Divulgare - si pensa - equivale a volgarizzazione. Ma occorre tradurre in linguaggio corrente, ma necessariamente specialistico: è fondamentale che la divulgazione sia fatta in modo sincero". Sul tema dell'identità nazionale Rossi spiega che il libro "nasce da un fastidio. Il fastidio verso chi usa denigrare il modo di fare italiani: siamo in declino - dicono - non c'è niente da fare, è mugugno continuo nei circoli intellettuali. Ma é vero? Che posto occupa il paese nel mondo? E come ci percepiamo in rapporto al mondo? "
"Le imprese - continua il presidente della Tim - vanno conosciute davvero, bisogna parlare con manager e imprenditori. L'identità è un concetto relativo, dipende dal contesti in cui la si pensa Molta gente comune ha una idea vaga dell'Europa, non distinguono i Paesi che la compongono. L'Italia invece ha un connotato suo, anche nel senso comune: è il posto del buon cibo, buon vivere, buon gusto. Un posto come c'è qui a San Felice, un caveau di banca riempito di salami, si può fare solo in Italia."
Nel libro il confronto con gli altri paesi (i più importanti, Usa, Cina, Giappone, Francia e Gremania) e su temi specifici come il nanismo imprese, occupabilità, produttività, globalizzazione ed export Se una nazione ha una buona economia è ricca, tutta la nazione è ricca. "Una grande opera d'arte, un romanzo non scaturisce da un paese povero - ricorda Rossi - L'economia dà il la alla vitalità della nazione". Per valutare l'economia Rossi ha scelto uno stress test, per usare un linguaggio oggettivo, selezionando 15 parametri come le caratteristiche sociali, occupazione, popolazione, numero di ore di lavoro, PIL, produttività, domanda interna, risparmio, relazione economica, debito e credito netto (saldi scambio estero), inflazione, debito pubblico, composizione PIL.
Questi parametri non hanno lo stesso peso. Salta agli occhi che l'Italia vanta verso il resto del mondo un credito netto molto alto, ma non se ne parla, anche se riassume la postura nel mondo dell'Italia: indica che nel corso degli anni gli italiani hanno venduto più di quello che hanno avuto bisogno di comprare dall'estero. E' lo "scoop" di questo libro
Salvatore Rossi spiega che nel confronto con l'estero "Abbiamo una postura e uno standing molto positivo. Non amo il complottismo, ,ma non se ne parla perché il credito netto è concetto esoterico, lontano dalla comune percezione. Ma guardiamo ancora: l'Italia è 25esima al mondo per popolazione, ma per produzione di beni saliamo al decimo posto. È la prima grande buona notizia. Da sempre vendiamo più di quel che compriamo.
Bene così? Dobbiamo irridere il pessimismo a oltranza, ma senza cadere nel pessimismo sciocco, avverte Rossi, che elenca i mali italiani, come il ritardo sull'occupazione. L'economia italiana non è capace di fare in modo che chiunque abbia età di lavorare, lavori. C'è un problema di offerta di lavoro, ci sono tratti arcaici tipo il tasso di occupazione bassissimo. Molte donne non si mettono sul mercato del lavoro perché le convenzioni sociali dicono che è bene che la donna stia a casa.
E andando ancora più a fondo, cosa c'è dietro il dato basso di produttività ed efficienza produttiva, ovvero la quantità di prodotto che un lavoratore medio sa esprimere in una unita di tempo? Non dipende dall'operaio svogliato, ma dipende - lo dice l'economista - dai macchinari che l'operaio ha a disposizione, dalla tecnologia, dalla capacità organizzativa di chi lo mette al lavoro: insomma, dice chiaro e tondo Rossi, manca il capitale organizzativo, manca nelle imprese pubbliche e private. E' colpa dei manager, insomma.
Perché questo ritardo? È una questione complessa. La dimensione di imprese é un problema, è il succo dell'analisi. Tutte le imprese sono molto più piccole dei loro concorrenti esteri, le imprese italiane sono aziende piccole e medie di grande successo. Potrebbero avere più successo se crescessero un po'. Non crescono per miriade di ragioni, il primo è un ambiente ostile alla crescita. Chi me lo fa fare di inseguire i grandi numeri?, si chiedono gli imprenditori. È una decisione razionale, ma fa perdere posizione all'economia italiana.
Si è parlato anche do globalizzazione, la cui espansione pare rallentarsi dopo la pandemia e le guerre. E' un processo di ridimensionamento che potrebbe favorire economia italiana, che è fatta di imprese piccole, che in Cina non ci vanno, ma in Svezia si, osserva l'economista ospitato a San Felice. Dopo lo sguardo al futuro, uno al passato. Il Rinascimento italiano, allungando lo sguardo nei secoli. Cinque secoli fa il territorio italiano era una grande potenza economica, con una capacità economica formidabile, con prodotti che erano all'avanguardia nel mondo. Il resto del mondo continua a vederci così, fa sapere Rossi, l'Italia fa parte di quei luoghi collettivi immaginari legati al bello. Sta a noi conformarci in modo intelligente alla idea che ha il mondo, in modo equivalente a 5 secoli fa, che ora fanno frontiera di tecnologia e raffinatezza. Recuperando lo spirito che animava l'Italia, si può stabilire un ponte per riportare l'Italia allo splendore di cinque secoli fa. Non è velleitarismo, ma il Nuovo Rinascimento Italiano è alla portata del nostro Paese. C’è un filo conduttore tra il presente e il passato, in particolare quel passato in cui si sviluppò un’economia che coniugava il bello con l’utile, l’arte con l’innovazione, l’eleganza con la tecnologia. Ritrovare quel filo potrebbe essere la chiave per tornare protagonisti di un mondo che sembra oggi richiedere proprio ciò che il nostro paese sa fare meglio.
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