Nella chiesa di San Vincenzo codici QR per tradurre le iscrizioni in latino
MODENA - A causa del declino degli studi classici e, più in generale, umanistici sempre meno persone al giorno d’oggi conoscono il latino. Per questo molti di noi quando entrano in una chiesa con qualche secolo di storia alle spalle si trovano sovente smarriti in una selva di epigrafi tanto lunghe quanto enigmatiche che nel loro ieratico silenzio sembrano voler rivelare arcani misteri, ma, nonostante tutta la buona volontà degli avventori, rimangono per loro un libro con sette sigilli.
Quando poi queste epigrafi sono particolarmente significative dal punto di vista storico, magari perché apposte sopra la tomba di un personaggio illustre, la nostra curiosità aumenta, in misura direttamente proporzionale alla frustrazione dovuta all’incapacità di trovare la chiave per sciogliere il rebus. Eppure queste penose situazioni – più frequenti di quanto comunemente si creda – si potrebbero facilmente evitare facendo ricorso a un semplice strumento tecnologico utilizzato ormai da anni nei contesti più svariati: il codice QR.
Da qui nasce il progetto, sostenuto e curato dall’associazione culturale Croce Reale – Rinnovamento nella Tradizione, di dotare di un apparato di codici QR la chiesa modenese di San Vincenzo. Scelta non casuale, dal momento che proprio in questa chiesa sorge il mausoleo che contiene le tombe di buona parte degli esponenti di Casa d’Este vissuti nel periodo (1598-1859) in cui Modena fu capitale del Ducato. Accanto alle loro tombe e a tutte le altre lapidi della chiesa (non solamente le lapidi sepolcrali, ma anche le iscrizioni commemorative) sono pertanto stati apposti dei codici QR che, una volta inquadrati con il cellulare, rimandano a una pagina web con la traduzione italiana dei testi.
L’inaugurazione ufficiale di questi codici si è tenuta domenica 10 settembre a partire dalle ore 10:15, quando Mattia Spaggiari, presidente della Delegazione di Croce Reale attiva nelle terre estensi (nonché traduttore delle lapidi), ha effettuato una breve panoramica storico-artistica sulla chiesa di San Vincenzo, mettendone il luce l’importanza sia per la dinastia estense sia per quella sabauda. Successivamente Angela Baranzoni, Elena Menoncin, Danilo Bertani e suo nipote Stefano Severino, che hanno collaborato alla preparazione e all’affissione dei codici, hanno spiegato come questo progetto è nato e come si è sviluppato. La mattinata si è conclusa nella cappella degli Estensi, dove don Nunzio Campo S.S.P., delegato dell’Arcivescovo di Modena Erio Castellucci, ha recitato una preghiera pro defunctis e ha impartito la sua benedizione alle tombe e ai presenti. Per l’occasione sono state esposte sull’altare della cappella alcune preziose reliquie conservate in San Vincenzo, a cominciare dalla Sacra Spina donata dalla Duchessa Isabella di Savoia (1591-1626), consorte del Duca Alfonso III e prima esponente della famiglia ducale ad essere sepolta in questa chiesa.
«Con questo progetto noi auspichiamo di far conoscere sempre meglio la chiesa di San Vincenzo, una perla del Barocco modenese – ha dichiarato Spaggiari al termine dell’evento – e di contribuire alla valorizzazione della storia e della cultura del territorio degli ex Stati Estensi», il tutto nella speranza che iniziative simili possano presto moltiplicarsi e rendere lo straordinario patrimonio artistico delle nostre terre sempre più accessibile alla popolazione e ai turisti.
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