La telemedicina entra nel carcere di Modena per i pazienti psichiatrici
Il progetto riguarda, al momento, i disturbi psichiatrici: il medico del carcere, attraverso una piattaforma informatica, può attivare la consulenza dello psichiatra del Dipartimento di Salute Mentale che potrà televisitare il detenuto, ovviamente affiancato dal medico della struttura di reclusione. Un progetto particolarmente innovativo che rientra nell’ambito della salute in carcere compreso nei finanziamenti regionali.
“La telemedicina offre una serie di vantaggi che possono contribuire in modo significativo al benessere dei detenuti e al miglioramento complessivo della sanità penitenziaria- sottolinea la dottoressa Giuseppa Caloro, direttrice della struttura complessa Salute mentale adulti Area Sud e coordinatrice degli interventi per la salute mentale in carcere- Innanzitutto, consente consulti e trattamenti riducendo la necessità di trasferimenti costosi e complessi dei detenuti verso strutture sanitarie esterne. Inoltre, consente una consulenza medica specializzata da parte di esperti, anche se distanti dalle carceri, e permette di affrontare in modo efficace e tempestivo casi complessi o specialistici, offrendo ai detenuti un accesso adeguato a cure mediche di qualità senza la necessità di spostamenti fisici”.
Quello psichiatrico è solo il primo degli ambiti in cui l’Azienda USL di Modena sta sperimentando la telemedicina nella sanità penitenziaria. “Stiamo mettendo a punto altri ambiti in cui utilizzare i servizi di telemedicina quali la televisita, la teleassistenza in ambito carcerario – spiega Federica Casoni, direttrice del Distretto sanitario di Vignola e referente del progetto di telemedicina per Ausl Modena – nel medio termine riusciremo ad implementare il progetto”.
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