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04 Maggio 2026
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“Una casa della comunità” a Nonantola, se ne parla lunedì

"Una casa della comunità" a Nonantola, se ne parla lunedì. All'appuntamento di Aula 22, dalle ore 20.30, nella Sala dei Giuristi del Palazzo della Partecipanza Agraria di Nonantola, in via Roma 21, parteciperanno Vasco Errani, Silvana Borsari (già Direttrice Sanitaria dell'Azienda ASL di Modena) e Gianluigi Monari (Medico di Medicina Generale), che discuteranno di sanità territoriale.
Di seguito una bozza di documento sul quale ci sarà un confronto, partendo dall'appuntamento del 5 giugno, con tutte le forze politiche presenti sul territorio di Nonantola, con le organizzazioni di rappresentanza e del volontariato, con gli operatori sanitari e la cittadinanza tutta.
UNA CASA DELLA COMUNITA’ A NONANTOLA   Anche Nonantola deve attrezzarsi per far fronte a problemi senza precedenti.   La rottura di equilibri naturali espone a nuove ed inedite pandemie, come il Covid 19, che ha messo a nudo limiti scientifici, tecnologici e di organizzazione sanitaria. D’altro canto si manifestano tutti i fenomeni propri delle aree economicamente ricche: invecchiamento della popolazione, nuove aspettative di vita, favoriti dallo sviluppo della medicina e della tecnologia, calo della natalità.   A fianco di una nuova cultura del corpo e di una idea di salute intesa non solo come mancanza di malattia, ma anche come equilibrio fisico, psichico ed affettivo, si sviluppano nuove patologie quali stati depressivi, stanchezza cronica, anoressia, bulumia ed obesità, in particolare nella popolazione giovanile.   Forti migrazioni, un consumismo insostenibile, anche di tipo sanitario, insopportabili disuguaglianze sociali, una precarietà del lavoro, che si trasforma spesso in precarietà di vita, crea divisione fra gli individui, alimentando forme inedite di solitudine ed incomunicabilità, che produce una miriade di crisi individuali, nuova povertà sociale, paure, atti di violenza individuale e di gruppo.   UNA COMUNITA’ SOLIDALE   Per governare simili problemi, che possono portare verso inedite opportunità di vita o verso una storica decadenza, necessita il crearsi di una cultura dell’interdipendenza, tesa a coordinare risorse economiche, tecnologiche, scientifiche, sociali ed affettive, guidate da quattro criteri:
  1. L’ambiente quale elemento determinante sulla salute dei cittadini, oltre che della sopravvivenza di tutti noi.
  2. La spesa pubblica e privata per aumentare la qualità sociale, in sintesi la salute, non è residuale ma strategica e produttiva della qualità della vita di una comunità e della sua capacità e possibilità di competere nella globalizzazione. Ciò è reso più necessario e possibile a seguito delle conseguenze dell’epidemia da Covid 19 e delle risorse messe a disposizione dalla UE (PNRR).
  3. Operare per una comunità in cui al centro vi sia il cittadino inteso come soggetto unico, unitario ed irripetibile, nella sua dimensione sociale, culturale ed ideale, con un suo originale percorso di vita. Una comunità sostenuta dall’idea dell’uguaglianza delle opportunità di tutti di poter esprimere al meglio le proprie abilità fisiche, intellettuali e culturali, mediante l’universalità delle prestazioni (un povero si deve poter curare come un ricco).
  4. Proposta di un welfare inclusivo con la presa in carico della persona nella sua “globalità” di bisogni e conseguente offerta di servizi (pubblici, privato e del volontariato), in una visione unitaria sanitaria, socio sanitaria e sociale, funzionante a “sistema”, governata dal pubblico in un ottica distrettuale come prassi più adatta a produrre prevenzione, cura, riabilitazione e reinserimento sociale. La presa in carico dovrà tenere conto della persona nel suo contesto di vita e di lavoro, con particolare attenzione alle figure dei caregiver.
  UNA RETE DI SERVIZI   Un percorso di servizi differenziati per patologie e bisogni sociali. Servizi pubblici, privati, del volontariato, di prevenzione, ambulatoriali, domiciliari, semiresidenziali, residenziali, ospedalieri. Puntando sempre a tenere il più possibile il cittadini nel proprio ambiente di vita. Utilizzando l’ospedale o i diversi centri di eccellenza solo nella fase acuta della morbilità. In questo senso molto utili appaiono strumenti come la telemedicina e “il fascicolo sanitario personale”.   PRESA IN CARICO GLOBALE DEL CITTADINO   La logica di distretto e la costruzione di “case della salute” (in particolare quella di Castelfranco Emilia) ha permesso un notevole passo in avanti in questa direzione. Il campo in cui Nonantola potrebbe contribuire a sperimentare un ulteriore passo in avanti (anche sulla base delle esperienze fatte in questi anni) è sul terreno di:
  1. Facilità di accesso ai servizi e presa in carico dei cittadini.
  2. Appropriatezza delle cure ed uso razionale delle risorse a disposizione.
  3. Continuità assistenziale socio sanitari nell’utilizzo della rete dei servizi.
  4. Gestione coordinata dei sostegni economici, sociali e tecnologici.
  5. Inserimento dell’infermiere di comunità.
  UN CENTRO DI MEDICINA DI COMUNITA’ A NONANTOLA   A tale scopo occorre favorire l’implementazione della “medicina di comunità”, anche mediante un accordo specifico tra Comune, Distretto e Asl al fine di avere dotazione di personale, apparecchiature tecnologiche, idonei locali, il tutto normato da uno specifico protocollo operativo sperimentale.   Questa modalità di organizzazione di diverse risorse deve avere al centro i medici di famiglia e i pediatri di libera scelta, insieme agli infermieri, agli assistenti sociali, al personale amministrativo, facilitando così l’accesso alla medicina specialistica in ambito ambulatoriale, all’utilizzo degli strumenti tecnologici e domotici, dei supporti organizzativi familiari e di sollievo, e dei trasporti.   Tale progetto di medicina di comunità necessita di una sede comune dove possano esercitare anche i medici di medicina generale in forma associata.   La disponibilità esistente a Nonantola, di questa associazione di medici di medicina generale, permetterebbe di fornire prestazioni più efficaci ai pazienti, quali:
  • dare un ruolo prioritario alla prevenzione;
  • un orario più esteso dedicato alle urgenze;
  • condividere una segreteria per organizzare l’accesso alle prestazioni ambulatoriali e seguire i pazienti nei percorsi di cura specialistici;
  • condividere un servizio infermieristico per alcune prestazioni di base, quali ecg, spirometrie, ecc.;
  • inserire gradualmente figure specialistiche, quali: cardiologo, psicologo, geriatra, ecc., a disposizione dei percorsi delle cronicità;
  • sviluppare e potenziare l’integrazione con i servizi sanitari distrettuali (assistenza domiciliare integrata e cure paliative) e i servizi sociali.
  Il coinvolgimento di tutta la comunità consentirà di rendere fattibili progetti, quali:
  1. promozione della salute e del benessere nei primi mille giorni di vita;
  2. progetto “Città amica dell’Alzheimer”, a sostegno delle persone con demenza;
  3. prevenzione delle malattie cardiovascolari, anche con interventi di medicina di iniziativa.

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