Rivolta nel carcere di Modena, chiesta l’archiviazione per tutti gli agenti della Polizia Penitenziaria
MODENA - Chiesta, da parte della Procura di Modena, l'archiviazione per i 120 agenti della Polizia Penitenziaria nell'ambito delle indagini inerenti alla rivolta nel carcere di Modena, avvenuta nel marzo 2020, durante la quale persero la vita 9 detenuti. Di seguito, il comunicato stampa diffuso dalla Procura di Modena:
"Lo scorso 23 giugno, questa Procura, all'esito di complessa ed articolata indagine, protrattasi ininterrottamente per oltre due anni, avuto riguardo alla iniziale iscrizione del procedimento a carico di ignoti ed alla seguente iscrizione nel registro di 120 indagati, tutti appartenenti al Corpo della Polizia Penitenziaria, ha formalizzato richiesta di archiviazione del procedimento. I reati ipotizzati erano in ipotesi commessi il giorno 8 marzo 2020, in occasione della rivolta verificatasi presso la Casa Circondariale di Modena. Nel procedimento principale sono confluiti ulteriori tre procedimenti penali. Tutte le indagini hanno tratto origine da 9 esposti/denunce formalizzati nel tempo da detenuti, ristretti all'epoca dei fatti, nella suddetta Casa Circondariale. Le indagini si sono articolata, fra l'altro, attraverso:Nel corso delle suddette attività istruttorie, ai detenuti dichiaranti è stato posto in visione corposo album fotografico, contenente tutte le immagini, ritraenti sia il personale di Polizia Penitenziaria in pianta organica presso la Casa Circondariale di Modena alla data dell'8 marzo 2020, sia il personale in servizio presso altri istituti penitenziari impiegato a supporto per le attività necessarie a sedare la rivolta. Tra le fonti di prova orale acquisite, non è stata trascurata la doverosa audizione a sommarie informazioni a coloro che, attraverso organi di stampa e mass media, avevano esternato di essere a conoscenza di informazioni relative a fatti reato accaduti in occasione della repressione della rivolta; in alcuni casi, tale attività è stata resa impossibile dalla mancata generalizzazione dei dichiaranti, i quali avevano volutamente celato la propria identità.
- l'assunzione dettagliata (documentata con mezzi di riproduzione fotografica) di sommarie informazioni da decine di persone;
- l'interrogatorio di indagati in procedimento connesso (essendo alcuni dei denuncianti indagati per i delitti di devastazione e saccheggio nonchè di resistenza e lesioni aggravate in danno di pubblici ufficiali, commessi in occasione della suddetta rivolta)
- l'interrogatorio di numerosi agenti ed ufficiali del Corpo di Polizia Penitenziaria quali persone sottoposte ad indagini.
Va precisato che non è stato possibile acquisire alcun documento video riproducente gli accadimenti denunciati in quanto non disponibile. All'esito dell'attenta, ponderata e complessiva valutazione di tutte le fonti di prova, questa Procura ha ritenuto che gli elementi acquisiti impediscano sia di formulare un giudizio di attendibilità della versione dei fatti fornita dalle persone offese, sia, ancor più, di formulare una ragionevole previsione di condanna degli indagati in relazione alle fattispecie delittuose oggetto di iscrizione. Invero, le indagini hanno messo in evidenza una sostanziale inattendibilità dei racconti forniti. Il dato emerso è quello per cui detenuti che, per quanto dagli stessi dedotto e riferito, nelle fasi immediatamente successive all'uscita dal muro di cinta dell'istituto penitenziario, si sarebbero ritrovati insieme, nelle stesse circostanze spazio-temporali, abbiano fornito versioni discordanti circa i luoghi in cui sarebbero stati asseritamente percossi ed in ordine agli agenti di Polizia Penitenziaria dai quali sarebbero stati asseritamente percossi. Invero, non solo alcuni di essi hanno reso dichiarazioni discordanti nelle ripetute occasioni in cui sono stati escussi, ma la versione di ciascuno è risultata in contrasto con quella degli altri, sebbene avessero stazionato nei medesimi spazi come dagli stessi dichiarato. I denunciati pestaggi ad opera della Polizia Penitenziaria che gli esponenti avrebbero subito non hanno, altresì, trovato adeguato riscontro nella documentazione sanitaria esibita. Conclusivamente, tutte le fonti di prova acquisite impediscono, secondo questa Procura, di formulare una ragionevole previsione di condanna degli indagati in relazione alle fattispecie delittuose oggetto di iscrizione ed impone conseguentemente di avanzare richiesta di archiviazione del procedimento".
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