Discarica Finale Emilia, l’osservatorio: “I dieci motivi per cui esiste una questione di illegalità”
FINALE EMILIA - Attraverso una nota stampa, Maurizio Poletti, portavoce dell'osservatorio civico "Ora tocca a noi", interviene nuovamente sul tema discarica di Finale Emilia:
"Ecco i motivi per cui sulla discarica Hera-Feronia oltre ai gravissimi problemi di inquinamento, esiste anche una pesante questione di illegalità. 1) Feronia ha gestito la discarica senza una procedura di gara pubblica. Sarebbero state violate le norme ed i principi in materia di affidamento di servizio pubblico locale. 2) L' Autorizzazione Integrata Ambientale relativa a Feronia 1 prevedeva il conferimento di 332.800 tonnellate di rifiuti invece in realtà ne furono conferiti molti di più, esattamente 374.000 tonnellate. Quindi sarebbero state violate le prescrizioni dell' AIA anche relativamente alla proporzione tra rifiuti urbani e speciali. 3) Nonostante il superamento della capienza massima della discarica Feronia1, fu consentito alla stessa di conferire rifiuti fino al 31/12/2015 consentendo così a Feronia di evitare le onerose spese di chiusura definitiva dell'impianto che era già esaurito, impianto che invece veniva tenuto in vita in modo artificioso per consentire la predisposizione di un progetto di enorme ampliamento della discarica. 4) Quindi l'attuale autorizzazione della discarica Feronia 2, che non è un ampliamento come si vuole fare credere, bensì una nuova discarica, sarebbe illegale perché discende dalla madre di tutte le illegalità, cioè che la capacità di conferimento della discarica Feronia1 era esaurita e si imponeva la chiusura dell'impianto e la sua gestione post-operativa e di recupero ambientale. 5) Da molti anni, sin dal 2012, sono emersi continui superamenti delle Concentrazioni di Soglia di Contaminazione (CSC) per diversi inquinanti presenti nelle acque di falda superficiali e sotterranee. Questa gravissima situazione di inquinamento ambientale confermata anche dall'Analisi di rischio sito specifica effettuata nel 2015, imponeva in modo automatico gli interventi di bonifica del sito contaminato ed il suo ripristino ambientale, cosa che non è mai avvenuta. Siamo in presenza di una totale violazione di tutte le leggi di tutela ambientale. 6) L' accordo del 2011 che regolava la gestione economica-finanziaria tra il Comune di Finale Emilia e Feronia srl relativa alla discarica Feronia1, è scaduto ed in assenza di nuovi accordi Feronia srl starebbe occupando i terreni di proprietà comunale senza un titolo negoziale valido. I terreni di proprietà del Comune di Finale Emilia sono quelli in cui si trova il sito di discarica Feronia 0, la prima originaria discarica che non è mai stata sottoposta ad una messa in sicurezza permanente. In questo caso siamo di fronte al mancato rispetto dell'art. 4.1 dell'accordo del 2011. Un’altra ennesima violazione.
7) La scadenza dell'accordo del 2011quindi porterebbe Feronia a detenere e gestire in modo illegittimo l'area di proprietà comunale ove insiste la discarica esaurita (Feronia 0) e come conseguenza immediata porterebbe all'illegittimità dell' Autorizzazione Integrata Ambientale del 2020, in quanto questa autorizzazione trattando l'impianto esaurito e l'ampliamento della discarica nell'ambito del medesimo contesto giuridico amministrativo, trascina con sé l'occupazione illegittima da parte di Feronia dei terreni comunali. 8) La Valutazione delle acque sotterranee redatta da Arpae nel gennaio 2023, è chiara espressione di un palese conflitto di interesse da parte di Arpae stessa che ricopre contemporaneamente il ruolo di ente autorizzativo e di controllo. 9) Arpae arriva a negare la contaminazione in atto dovuta alle due discariche (Feronia 0 e Feronia 1), attraverso palesi alterazioni di metodo tra cui ricordiamo: - Arpae per verificare l'eventuale perdita di percolato dalle discariche non procede come indicato dall'Università di Modena e Reggio, ma in modo autoreferenziale decide un proprio metodo che non risponde alle richieste tecniche necessarie a fare vera luce sulla perdita di percolato. - Arpae sostituisce le CSC (Concentrazioni Soglia di Contaminazione) con Valori di Fondo non rappresentativi della realtà in quanto superiori anche ai livelli stabiliti dalla Regione Emilia-Romagna. Si ricorda che prima dell'introduzione dei Valori di Fondo erano ben 1.554 i superamenti dei limiti di legge che si sono verificati nelle acque di falda per diverse sostanze inquinanti nel solo periodo 2020-2021. Il passaggio dalle CSC ai Valori di Fondo ha di fatto azzerato la quasi totalità di questi superamenti di legge. I dubbi ed i sospetti sul metodo attuato da Arpae sono assolutamente giustificati. - Arpae nel calcolo dei Valori di Fondo (VFN), utilizza un metodo non conforme a quanto indicato nelle "Linee guida per la determinazione dei Valori di Fondo per i suoli e per le acque sotterranee" emanate dal Sistema Nazionale per la protezione dell'ambiente (SNPA) che presiede alle diverse Arpa regionali (delibera SNPA del 2017). - il monitoraggio delle discariche prevede l'identificazione di determinate sostanze inquinanti "spia" (markers di contaminazione). Arpae ignora completamente tutta una serie di sostanze tossiche di chiara origine industriale che sono presenti nelle acque sotterranee in concentrazioni identiche o simili a quelle riscontrate nei percolati delle due discariche. 10) Nella Conferenza dei Servizi del 2 maggio 2023, il rappresentante del Ausl si è reso protagonista di affermazioni sconcertanti per un ente preposto alla salute pubblica, sostenendo che seppur si sia in presenza di superamenti dei parametri di legge per i pericolosi inquinanti Antimonio e Triclorometano, visto la distanza di due-tre chilometri dal centro abitato di Finale Emilia, non vi è pericolo per la salute dei cittadini. Questa inqualificabile affermazione fa emergere la totale assenza di uno studio epidemiologico e/o di una approfondita indagine sull'impatto che le discariche Hera-Feronia possono avere sulla salute dei cittadini del territorio. A questo proposito esiste uno studio redatto dal Dipartimento di Epidemiologia del Servizio Sanitario Regionale del Lazio nel quale i ricercatori guidati dalla Dott.ssa Francesca Mataloni, hanno scoperto che vivere a meno di 5 chilometri da una discarica, aumenta il rischio di cancro al polmone e di altre malattie respiratorie".
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