Il gelataio, il farmacista, la pizzaiola: i commercianti terremotati di San Felice in Romagna ad aiutare gli alluvionati
SAN FELICE SUL PANARO, FAENZA, CERVIA - Il gelataio, il farmacista, la pizzaiola: i commercianti terremotati di San Felice corrono in Romagna ad aiutare gli alluvionati. "In realtà - si schernisce da Faenza Massimo Bergamini, storico gelataio di San Felice - non mi sembra di avere fatto una gran cosa, anche Debora (della pizzeria Rapsodia) è andata a Forlì a spalare, e lo stesso ha fatto il farmacista Bertelli".
Andare a spalare con chi ha perso tutto non è una scelta semplice, sia da punto di vista organizzativo che da quello emotivo. Chi già ci è passato potrebbe non aver più voglia di avere qualcosa a che fare con cose di questo genere, sarebbe legittimo. Eppure, racconta con naturalezza Massimo: "La decisione di partire è molto semplice: anche noi nel 2012 ci siamo trovati nella stessa situazione, sappiamo di cosa si tratta". E si sa anche che serve dare ottimismo e speranza: l'aiuto pratico fa bene, e vedere che i terremotati ce l'hanno fatta a rialzarsi dopo il dramma, è di conforto a chi lo sta vivendo adesso.
Tra il fango, le macerie e l'acqua il cerchio di solidarietà che si era aperto nel 2012 nella Bassa si è andato a chiudere in Romagna undici anni dopo. Bergamini racconta che all'epoca del sisma lui nel suo negozio terremotato ha avuto diverse persone che lo hanno aiutato, in particolare una persona che gli ha fatto l'impianto elettrico gratuitamente quando ci siamo spostati poi a casa. A Faenza ci è arrivato per contatti suoi, con la moglie Silvia:"Siamo andati a fare quel che era possibile fare, dare una mano per un giornata. Siamo arrivati non coordinati con nessuno, ma basta che uno arrivi con gli stivaloni e qualcosa per pulire e siamo andati in una palazzina dove abbiamo dato una mano a vuotare una cantina e pulire un appartamento. Per quello che potevamo poi, abbiamo aiutato un altro signore che era in difficoltà".
Rimboccarsi le maniche e darsi da fare non è da tutti, ma "E' importante - chiude Bergamini - che si sappia che lì c'è bisogna di aiuto. Farlo è bello, è faticoso, e serve"
Le immagini da Faenza, realizzate da Massimo Bergamini
Andare a spalare con chi ha perso tutto non è una scelta semplice, sia da punto di vista organizzativo che da quello emotivo. Chi già ci è passato potrebbe non aver più voglia di avere qualcosa a che fare con cose di questo genere, sarebbe legittimo. Eppure, racconta con naturalezza Massimo: "La decisione di partire è molto semplice: anche noi nel 2012 ci siamo trovati nella stessa situazione, sappiamo di cosa si tratta". E si sa anche che serve dare ottimismo e speranza: l'aiuto pratico fa bene, e vedere che i terremotati ce l'hanno fatta a rialzarsi dopo il dramma, è di conforto a chi lo sta vivendo adesso.
Tra il fango, le macerie e l'acqua il cerchio di solidarietà che si era aperto nel 2012 nella Bassa si è andato a chiudere in Romagna undici anni dopo. Bergamini racconta che all'epoca del sisma lui nel suo negozio terremotato ha avuto diverse persone che lo hanno aiutato, in particolare una persona che gli ha fatto l'impianto elettrico gratuitamente quando ci siamo spostati poi a casa. A Faenza ci è arrivato per contatti suoi, con la moglie Silvia:"Siamo andati a fare quel che era possibile fare, dare una mano per un giornata. Siamo arrivati non coordinati con nessuno, ma basta che uno arrivi con gli stivaloni e qualcosa per pulire e siamo andati in una palazzina dove abbiamo dato una mano a vuotare una cantina e pulire un appartamento. Per quello che potevamo poi, abbiamo aiutato un altro signore che era in difficoltà".
Rimboccarsi le maniche e darsi da fare non è da tutti, ma "E' importante - chiude Bergamini - che si sappia che lì c'è bisogna di aiuto. Farlo è bello, è faticoso, e serve"
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