Conclusa la tredicesima edizione del Caregiver Day
Dopo la pandemia e con la guerra in Ucraina in corso, tante sicurezze sono state spazzate via. Ma la cura e l’ascolto dei bisogni di chi si prende cura di persone fragili e non autosufficienti è ancora una risposta che è in grado di mantenere unita una società così lacerata da conflitti e rischi di esclusione.
Sono state numerose, diffuse e importanti le risposte all’appello lanciato dalla Cooperativa sociale “Anziani e non solo”, con il sostegno dell’”Unione dei Comuni delle Terre d’Argine”, il partenariato con CARER ETS - Associazione dei Caregiver Familiari- e il patrocinio della Regione Emilia Romagna e dell’AUSL di Modena. Dall’ultima settimana d’aprile fino alla fine di maggio, nella forma detta “ibrida” cioè sia con incontri in presenza che con seminari in video conferenza online. si sono succedute cinque iniziative.
Più di settecento persone (familiari e operatori provenienti da tutta l’Emilia-Romagna e da altre Regioni) hanno risposto aderendo ai diversi appuntamenti. Di queste 530 sono state presenti fisicamente e online in “diretta” e tanti altri hanno visionato le registrazioni delle iniziative caricate in rete (www.caregiverday.it). Attraverso il nutrito “cartellone” di incontri sono stati affrontati temi cruciali per organizzare una risposta innovativa e di qualità alla domanda di cura. Dalla narrazione come fattore di sostegno alla resilienza dei caregiver, all’esigenza di rafforzarne la capacità di accompagnare verso il fine vita, all’ascolto nel delicato passaggio dal domicilio alla Residenza assistita.
Ne hanno parlato una ventina di esperti, amministratori pubblici, docenti universitari, operatori sociali e sanitari, caregiver familiari. Ma con l’ultimo incontro di sabato 27 maggio si è data specifica voce ai caregiver stessi per co-progettare, in modo innovativo, le trasformazioni nei servizi partendo dai bisogni da loro espressi. Sono uscite, attraverso una metodologia partecipativa facilitata, importanti indicazioni quali l’esigenza di pensare a forme nuove di reazione e socializzazione per i soggetti fragili, a una trasformazione organizzativa della domiciliarità assistenziale che veda i caregiver protagonisti competenti, a un nuovo rapporto di comunicazione e relazione con i medici, fino a un impegno di educazione alla cura che parta dalle scuole. “Fuori programma” ma importante occasione: un gruppo di caregiver di una Associazione portoghese partner di Anziani e non solo in visita di studio nel territorio, ha potuto esercitarsi sugli stessi temi confermando bisogni molto affini a quelli espressi dai caregiver italiani . Ancora una volta la cura è la resina che tiene insieme la fragile ma resistente rete della società dell’invecchiamento.
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