Valentina Brini e la sua vita da espatriata al contrario: vivere all’estero lavorando per l’Italia si può
di Francesca Monari
In genere chi decide di trasferirsi all’estero lo fa per inserirsi - lavorativamente parlando - in una realtà locale, lei invece ha scelto di vivere all’estero ma lavora per l’Italia e in quest’intervista ci racconta il perchè di questa esperienza che l’ha fatta crescere.
Carpigiana, classe 98, molto legata al suo territorio e alla sua nomea in quanto polo fondamentale della moda e manifattura italiana, dopo un diploma linguistico prosegue con una laurea triennale in Culture e Tecniche della Moda con un focus sul giornalismo di moda e costume.
“La scelta di questo percorso è stata fatta principalmente dopo una bellissima esperienza lavorativa come stagista estiva presso una solida e dinamica realtà del distretto tessile di Carpi. Inserita nel team ‘comunicazione’ ho realizzato di voler continuare a lavorare in questo ambito” specifica Brini.
Durante il periodo di studi triennali, per potersi mantenere, Valentina lavora come barista e come redattrice per una giovane testata online dove ha la possibilità di vivere il lavoro di redazione e di crescere fino a ricoprire il ruolo di caporedattrice della sezione lifestyle.
“Durante l’ultimo anno di università mi sono trasferita a Lund, in Svezia, grazie al programma europeo Erasmus e dopo essermi laureata con lode proprio nel bel mezzo della pandemia, ho deciso di rientrare in Italia e continuare nel mondo della comunicazione lavorando per un’agenzia di pubbliche relazioni che si occupa del mondo startup” racconta.
Durante questa esperienza lavorativa Brini decide di darsi alla libera professione per poter attivare anche altre collaborazioni giornalistiche. Non paga, nel 2022 decide di ritornare all’estero per continuare a studiare e a specializzarsi ulteriormente sui temi del giornalismo e dei media e parte per Bruxelles per frequentare un Master.
Quindi ritieni che la formazione estera sia migliore della nostra?
“In realtà penso che la formazione italiana sia estremamente soddisfacente e il metodo di studio che impariamo ad utilizzare a livello universitario fa davvero la differenza. Qui me ne rendo conto ogni giorno. Ma volevo avere un background internazionale, con connessioni sul territorio europeo e con una maggiore partecipazione a livello di progetti pratici e, spesso, in Italia, la teoria supera la pratica. Inoltre, anche da un punto di vista economico, le scuole di giornalismo in Italia sono davvero dispendiose e qui in Belgio e nel nord Europa, invece, ci sono tantissime valide alternative con un respiro un po’ più ampio”
Il tuo obiettivo oggi?
“Quello di rimanere a vivere all’estero continuando a lavorare per l’Italia, come corrispondente estera. L'internazionalità, il viaggiare e scoprire nuove culture hanno sempre fatto parte del mio percorso, sin dal liceo linguistico, e sono gli elementi che mi hanno sempre permesso di poter imparare e sviluppare conoscenze utilissime sia nel mio lavoro che nella sfera privata.
Un consiglio che ti senti di dare ad un giovane aspirante giornalista che vuole fare come te?
“Ad un giovane che approda all’estero consiglio di guardare non solo ai media italiani ma anche a quelli internazionali, in quanto possono sicuramente aprire nuove porte e lasciare un impatto che vada al di là dei nostri confini geografici e dei nostri limiti linguistici. Inoltre, consiglierei di mettere le "mani in pasta" provando a proporsi umilmente a piccole redazioni online o a progetti editoriali indipendenti. Vivere il giornalismo in senso pratico penso sia il modo migliore per capirne i processi di lavoro quotidiani che, spesso, non sono esattamente quelli che raccontano sui libri. E' un lavoro dinamico e molto complesso, sempre in evoluzione. Bisogna sempre aver voglia di imparare, di provare e di migliorarsi e, se sei giovane, il tempo è sicuramente un grande alleato".
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