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09 Maggio 2026
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Discarica Finale Emilia, l’osservatorio: “Valutazione sulle acque sotterranee fuorviante e inaccettabile”

FINALE EMILIA - Attraverso una nota stampa, l'osservatorio civico "Ora tocca a noi" interviene nuovamente sul tema discarica di Finale Emilia:
"Il documento redatto nel gennaio 2023 da Arpae denominato "Valutazione delle acque sotterranee relativa all'impianto di discarica per rifiuti speciali Feronia, sito in Comune di Finale Emilia via Comunale Rovere 18/A ed individuazione dei valori di fondo", contiene una metodologia di approccio fuorviante. Questo documento è stato di fatto funzionale alla posizione tenuta da Arpae durante la Conferenza dei Servizi del 9 marzo scorso, nella quale veniva cancellato con un colpo di spugna la presenza di inquinamento nel sito della discarica, nonostante la presenza di una massiccia documentazione ufficiale risalente già dal lontano 2012 che invece faceva emergere una evidente contaminazione delle falde acquifere. Quali sono i fatti che contestiamo in questo documento?
Tanto per cominciare i livelli di profondità di falda in cui sono stati eseguiti i rilievi attraverso la rete di controllo costituita dai piezometri, non chiarisce se il percolato generato dalla discarica sfugga oppure no all'azione contenitiva della geomenbrana posta alla base del cumulo di rifiuti. Su questo punto non c'è nessun elemento oggettivo! Di fatto queste analisi, non dimostrano l'assenza di perdite di percolato di discarica nel sottosuolo. A testimonianza di ciò è bene citare il piezometro PZM21bis. In seguito alla presenza di anomalie particolarmente gravi relative a Feronia 1 segnalate dall'Università di Modena e Reggio Emilia nel 2020 e potenzialmente riconducibili alla presenza di percolato di discarica presente a profondità maggiori della geomembrana di fondo, la stessa Università propose un campionamento invasivo in corrispondenza di una delle due anomalie al fine di capire se ci fosse fuoriuscita e propagazione di percolato nel sottosuolo. E cosa accadde? Come già riportato nel verbale della famigerata Conferenza dei Servizi del 8 febbraio 2022, il gestore Feronia con il tacito assenso di Arpae, non rispetto' la raccomandazione dell'Università e si limito' alla realizzazione di un ulteriore piezometro di controllo denominato appunto PzM21bis, posto ad una profondità di analisi delle acque di falda a 4,50 metri dal piano di campo, profondità questa assolutamente insufficiente in quanto la stessa Università indicò la profondità di meno 7 metri dal piano di campo per intercettare sia lo strato argilloso-limoso superficiale, sia la matrice sabbioso-limoso sottostante. In buona sostanza per capire se ci fosse fuoriuscita di percolato dalla geomembrana, occorreva analizzare le acque più in profondità rispetto a quanto fatto da Arpae. Altro punto cruciale.
Arpae per cercare di dimostrare che non ci sia uscita di percolato di discarica nel sottosuolo, mette in confronto le concentrazioni degli inquinanti del percolato con quelle presenti nelle acque superficiali e profonde esterne al sito di discarica, arrivando alla conclusione che per determinate sostanze, il fatto che non ci siano aumenti nelle falde esterne al sito, scagionerebbe la discarica da ogni responsabilità. Nulla di più errato! Questo tipo di approccio non ha senso in quanto è evidente che il percolato di discarica ha concentrazioni di sostanze inquinanti molto più elevate rispetto alle concentrazioni presenti nella falda esterne al sito. La questione è che per certificare che non ci sia uscita di percolato di discarica nelle falde, occorrerebbe dimostrare che nessuna delle sostanze tossiche definite markers di contaminazione fossero presenti nelle acque esterne al sito di discarica. Invece si evince che proprio queste sostanze inquinanti definite appunto markers di contaminazione, sono state ritrovate nelle acque di falda sia superficiali che profonde esterne al sito. In particolare queste sostanze tossiche ritrovate come Cromo totale, Mercurio, PCB, Antimonio, Para-Toluidina, Nichel solo per citarne alcune, non hanno nessuna origine riconducibile a fattori naturali o ad altre attività antropiche e sono invece la dimostrazione che l'origine di queste sostanze è la discarica. Tutto il ragionamento di Arpae non regge in quanto sono complessivamente ben 1.554 isuperamenti delle CSC (Concentrazioni Soglia di Contaminazione) rilevati sia nelle acque superficiali che in quelle profonde nel periodo 2020-2021, tutti sforamenti che puntualmente Arpae cerca di giustificare sempre incolpando vari fattori a volte antropici (ad esempio l'impatto delle attività agricole) e a volte naturali, ma senza mai portare prove concrete e oggettive a suffragare tali tesi e parallelamente sempre scagionando la discarica da ogni responsabilità con affermazioni anche in questo caso non comprovate. Invece è evidente che la responsabilità di questi sforamenti sia legata alla discarica, in quanto tra le sostanze tossiche ritrovate con valori fuori legge si segnalano tra le tante, Triclorometano, Antimonio, Piombo, tutte sostanze ed elementi che non hanno certamente origine naturale o legami con altre attività umane. Tutto questo è inaccettabile!!! Per questi motivi contestiamo totalmente tutto il sistema di monitoraggio eseguito e auspichiamo che l'autorità giudiziaria intervenga per verificare la metodologia utilizzata da Arpae".

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