Cecilia Bonacini, da formatrice a psicomotricista: “Desideravo dedicarmi al benessere dei più piccoli e ce l’ho fatta”
di Francesca Monari
Modenese, 43 anni, è mamma di Ludovico da 2. Ha scelto la libera professione e, in un certo senso, la maternità le ha indicato la strada. Aprirà a breve ‘Spazio Crescita’, un luogo che offrirà in particolare percorsi di psicomotricità per bambini e ragazzi e non vede l’ora di partire!
Laureata in scienze dell’educazione ha sempre lavorato nell’ambito della formazione professionale, dei servizi al lavoro e nello sviluppo delle risorse umane. Ancora oggi è consulente in questi ambiti. Mai particolarmente ferma su un ruolo preciso, ha potuto fare tantissime esperienze anche dentro agli stessi contesti, lavorando oggi coi ragazzi in aula, domani chiusa a progettare piani aziendali, dopodomani in viaggio all’estero e ancora oggi nell’agricoltura, domani nel motorsport e dopodomani nella ristorazione.
“Pur avendo tanti interessi (fotografia, musica/pianoforte, danza africana, psicologia, psicoanalisi, sogni…), al lavoro ho sempre dedicato la maggior parte del mio tempo e diciamo pure anche l’anima” - dice.
Alcuni anni fa, mentre è alla ricerca di sostegno per affrontare una fase particolarmente pesante della sua vita, incappa in una psicomotricista: "Sapevo pochissimo di quella professione e non potevo immaginare che quel percorso mi avrebbe cambiata per sempre“. Così, qualche mese dopo, decide di riprendere in mano i libri e frequentare un percorso che preparava psicomotricisti relazionali, una figura professionale che favorisce lo sviluppo psicofisico della persona in età evolutiva.
Quel percorso già sulla carta le sembra davvero entusiasmante. La trova pienamente d’accordo sulla concezione della persona; inoltre ci ritrova tutti i suoi studi scolastici e accademici in ambito socio-psico-pedagogico, nonché alcune delle sue passioni di sempre, come ad esempio la psicologia. Ma soprattutto non lo sceglie per un fine specifico, ma mossa unicamente dal fatto che ci si ritrova a pieno.
“E pur avendolo iniziato senza un fine professionale e continuando a pensare che non si sarebbe tradotto in un cambiamento lavorativo, volevo dedicarmici sempre più; sentivo che le soddisfazioni più grandi arrivavano da qui e dopo anni, sentivo per la prima volta che la mia vita aveva uno scopo molto chiaro. Così, nel 2017 – complice un lavoro complesso di gestione e sviluppo del personale in un’azienda che mi stava sempre più deludendo – mi sono avventurata nella libera professione per poter lasciare sempre più spazio anche a questa esperienza formativa” - racconta.
“Nonostante la fatica di conciliare le esigenze di un figlio di 2 anni, l’altro lavoro e una seconda laurea in arrivo, e nonostante il lavoro attuale mi dia molte meno preoccupazioni di quelle che mi potrà dare la gestione e il mantenimento di una struttura fisica come sarà Spazio Crescita, sento il desiderio di dare il mio contributo in termini di supporto alla crescita di bambini e adolescenti, nonché delle famiglie. Direi una delle classiche condanne dell’anima, così preziose quanto faticose, così dannate e così salvifiche!” prosegue.
“Nella libera professione, pur facendo i conti anche con aspetti negativi come maternità non riconosciute e altre brutture della partita iva, ho trovato la mia vera dimensione, una dimensione più vitale, più flessibile, più femminile: mai più tornerò, spero, a timbrare un cartellino, ad agognare giorni di ferie risicati o ad andare a fare la spesa necessariamente di sera tardi o nel fine settimana, né soprattutto stare con mio figlio solo a orari comandati, prescindendo da come stia o dalla voglia di fare programmi straordinari, come una gita al mare in un lunedì di sole. Continuerò a mettere tutta la mia passione in quello che faccio, ma voglio anche perseguire l’obiettivo preciso di contribuire nel mio piccolo a sostenere chi lo richiede nel sempre più complesso ma entusiasmante viaggio della crescita” - conclude.
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