Ruote Libere: “Costi di riferimento autotrasporto, solo fumo negli occhi a una categoria da tempo umiliata dai Governi”
Nota di Ruote Libere - L'Autotrasporto, raggruppamento di piccoli imprenditori del trasporto merci:
"La recentissima pubblicazione dei costi indicativi di riferimento dell’attività di autotrasporto merci da parte del Ministero dei Trasporti è stata accolta come una vittoria dalle associazioni aderenti a Unatras, con sperticati complimenti al ministro De Micheli. Eppure tutti coloro che ogni giorno salgono sul proprio camion sanno benissimo come questi costi indicativi, di fatto i costi minimi che andrebbero applicati per un servizio di trasporto in base al mezzo utilizzato, siano solamente fumo negli occhi a una categoria tartassata e da tempo umiliata dai Governi che si sono succeduti negli ultimi anni. Nel decreto ministeriale infatti viene precisato con fermezza come tali costi, suddivisi in quattro classi di veicoli, abbiano una natura non cogente. Tradotto, non sono vincolanti e in pratica non servono assolutamente a nulla". A parlare è la portavoce di Ruote Libere Cinzia Franchini. "E' evidente che o si stabiliscono per legge tariffe obbligatorie, cosa difficile da immaginare in un libero mercato, oppure il tema della completa deregolamentazione del settore e della rincorsa al massimo ribasso del costo del trasporto non si risolve con semplici consigli bonari del ministero - continua Cinzia Franchini -. Assodato che questi costi non saranno vincolanti per nessuno a partire da chi il trasporto lo deve pagare, il Ministero nulla mette in atto per risolvere le ataviche piaghe dell'autotrasporto italiano, piegato da una concorrenza selvaggia, illegalità diffusa e dove la criminalità ha potuto affondare spesso le proprie radici. I problemi di tutti i giorni degli autotrasportatori si risolvono mettendo mano a una normativa complicata e ridondante che vessa gli imprenditori e procedendo a una regolamentazione attesa da decenni. Il settore dell'autotrasporto italiano ha i costi più alti d'Europa, come il carburante o la tassazione sul costo del lavoro, è penalizzato da un meccanismo barocco di rimborsi dei pedaggi che premia i Consorzi e lascia le briciole agli autotrasportatori. Il lockdown poi non ha fatto altro che aumentare a dismisura la burocrazia ad esclusivo vantaggio di quelle associazioni che anche di burocrazia vivono, col Governo che non si è nemmeno preoccupato di garantire l'apertura serale di una rete di servizi (di ristorazione ma non solo) per consentire la sosta in sicurezza degli autotrasportatori. Dopo gli slogan dei decreti ristori che poco o nulla hanno inciso nel settore dell'autotrasporto e che spesso si traducono in mere proroghe o in crediti di imposta per aziende che non hanno lavorato e che quindi non fatturano, la beffa dei costi di riferimento è l'ultimo schiaffo alla categoria".
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