Pumphex-PH: il dispositivo di Qura Mirandola che rivoluziona la terapia intensiva
MIRANDOLA - La Regione chiama e la Bassa Modenese risponde.
Tra gli 86 progetti presentati da aziende e laboratori tecnologici che hanno partecipato al bando regionale per una ripartenza sicura post Covid 4 sono targati “made in provincia di Modena” e, per i caratteri di innovazione e intraprendenza, si sono valsi di un finanziamento da oltre 4 milioni di euro.
Tra i progetti vincitori c'è quello di Qura srl di Mirandola. Azienda nata nel 2015 e guidata da Daniele Galavotti, è specializzata nella progettazione e produzione di dispositivi medicali, e si conferma una delle solide realtà del territorio modenese vincitrice di un finanziamento pari a 119.999 euro per la soluzione ideata e proposta atta a contrastare l’epidemia di Coronavirus.

Il progetto presentato, attualmente in fase di realizzazione, si chiama Pumphex-PH ed è un dispositivo dedicato al trattamento di pazienti in terapie ECLS (Extracorporeal Life Support) o ECMO (Extracorporeal Membrane Oxygenation).
Il dispositivo salvavita è parte di un sistema più complesso realizzato per esplicare le funzioni cardio-respiratorie di pazienti in terapia intensiva che presentano quadri clinici critici o compromessi.
Le migliorie apportate a questa tipologia di dispositivo sono molteplici ed essenziali: la durata di utilizzo, che passa da un massimo di 6 ore a 29 giorni, il cambio di contesto di utilizzo, dalla sala operatoria chirurgica alla terapia intensiva, i materiali utilizzati e la possibilità di integrare sensori di controllo nel dispositivo finalizzati a ridurre la presenza al letto del paziente del personale medico.
Ogni aspetto è pensato e progettato in ottica ergonomica, per preservare la salute del paziente di terapia intensiva ed, in particolare, il sangue del paziente trattato che, a contatto con dispositivi e macchinari medici per periodi di tempo prolungati, è sottoposto a rischio di danni molto elevato.
Pumphex-PH nasce per limitare al minimo questo rischio.
Come?
"Il dispositivo - spiegno dall'azienda - sarà minimizzato in termini di superficie di contatto e di volume di sangue necessario al suo funzionamento riducendoli entrambi ed integrando quelli che precedentemente erano due dispositivi separati.
Per proteggere il paziente da ulteriori possibilità di infezione il dispositivo sarà alimentato sul circuito di termostatazione senza l’utilizzo di acqua, al contrario dei precedenti, e tutte le superfici del dispositivo e del circuito extracorporeo collegato ad esso saranno rivestite da un coating biomimetico atte ad eliminare possibili reazioni allergiche.
Soprattutto i pazienti Covid, spesso ricoverati nelle terapie intensive per numerosi giorni o settimane, potranno beneficiare dell'innovazione mirandolese.
Pumphex-Ph garantirà loro la possibilità di essere supportati per un arco temporale più esteso fino alla completa ripresa del paziente, in sicurezza ed efficacia.
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